Elezioni 2027: tutto è perduto (onore compreso)?
Cari/e amici e care amiche, per tutto l’agghiacciante quadriennio della destra borgatara al governo ho sempre cercato di alleggerire l’opprimente materia con qualche piccola invenzione linguistica scherzosa, di cui rivendico il copy: da “camposanto” per l’illusorio “campo largo” dei benpensanti alla Pier Luigi Bersani a “puffetta mannara” riferita alla premier. Esercizio che mi ha meritato il rimbrotto dei politicamente corretti che popolano il mio audience di vecchio liberale critico.
Da qualche tempo mi scivola dalla tastiera la battitura “Elly Ridens”, sintomo della crescente convinzione che ogni speranza di porre fine al regno dell’oscurantismo meloniano – con il codazzo di vecchi arnesi alla Ignazio La Russa e new entries alla Andrea DelMosrtro (viste le orride frequentazioni gastronomiche) col suo roommate mordace Dumbo Donzelli – sia stata azzerata anzitempo. Da qui una considerazione di ordine generale: la nostra povera democrazia non è stata lesionata dall’avvento della marmaglia nera (ancora grazie, Enrico Letta!), ma dallo stillicidio di smobilizzi sottotraccia opera di un soggetto coperto retrostante: una cinica oligarchia che presidia gli equilibri vigenti del potere e utilizza il ceto politico dressato all’obbedienza come massa di manovra.
Per cui è un’illusione ottica quella del ritorno al fascismo, di cui le gag linguistiche e comportamentali – dai saluti romani alle prepotenze contro gli inermi – sono solo teatralità; seppure altamente inquietanti. Per cui lo stesso Mussolini e i suoi andarono al potere nel ’22 come manovalanza di agrari e padroni del vapore terrorizzati da un’ipotetica sovversione “rossa”. Che poi il Duce giocò in proprio per un ventennio, constatata l’inconsistenza dei propri mandanti.
Insomma, aveva ragione lo storico Tony Judt quando diceva che “i fascisti non hanno idee, hanno atteggiamenti”. Per cui è solo l’ennesima trappola la conclamata priorità, fatta propria dal sedicente fronte progressista, attribuita alla missione di spedire l’attuale maggioranza all’opposizione. A qualunque costo. Una vera truffa, visto che tutto fa pensare che l’attuale disegno ha il solo scopo di sostituire gli attuali caudatari con altri equivalenti, nel fornire la certezza che i reali manovratori non verranno disturbati da fisime riformatrici (un padronato arroccato ai privilegi e scudato dal sistema mediatico consacrato al pensiero pensabile, fino agli eredi di Silvio Berlusconi e del compromesso che il patriarca Mediaset stipulò con l’establishment, non meno che con la malavita organizzata). Ossia, in larga misura il personale incistato nel PD e dintorni. In parte rimasto nella casa madre, in parte addobbato con le vesti d’Arlecchino del centrismo sotto la direzione dell’impresario Matteo Renzi (o del buffo naturale Calenda, caricatura maccartista impegnata a scovare putiniani, Pirlo compreso).
La massa prevalente resta quella dei cacicchi piddini. I Dario Franceschini e gli Andrea Orlando. Ovvero la tabe post-comunista/democrista di cui la segretaria Elly Schlein si era impegnata a liberare quel che resta della sinistra; e di cui oggi risulta in ostaggio. In piena sindrome da Stoccolma, come evidenzia la sua totale sottomissione all’ideologia della Terza Via: si vince se si promuovono parole d’ordine Neoliberiste anti New-Deal: sacralità del mercato, superiorità genetica del ricco, egemonia delle logiche d’impresa, trasformazione del consenso politico in marketing. Divorzio del Capitalismo dalla Democrazia.
Portavoce di questa volontà di potenza è ormai da decenni Mario Draghi, nuclearista e fiduciario della finanza internazionale, la cui palese vicinanza alla Schlein conferma l’abiura di costei ai propositi iniziali e degli attuali orientamenti di cui si è fatta portatrice. In primo luogo quello di ingabbiare Giuseppe Conte, come già avvenne nel passaggio di governo dal Conte II a quello di Draghi, che liquidò definitivamente ogni acquisizione anti-establishment della stagione stroncata da campagne diffamatorie/terroristiche e dalle manovre di un altro uomo di mano per tutte le stagioni come Matteo Renzi (ennesima vicinanza rivelatrice dell’involuzione di Elly Ridens in fregola di incoronarsi premier).
Quanto ci sta avvenendo sotto gli occhi induce a pensare che l’anno prossimo non si prospetta nessuna alternativa. Solo un cambio di facciata, perché tutto continui come prima. E dopo “grazie Enrico Letta” dovremo dire “grazie Elly Schlein”. A riprova del vecchio detto di un antico liberale, Lord Acton: “il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”. E produrrà astensionismi elettorali come mai in passato.