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“Il matrimonio è un modello anacronistico, dobbiamo divorziare tutti. Faccio ritiri di meditazione con pedofili, assassini e ladri”: la provocazione di Daniel Lumera

Lo scrittore e biologo naturalista analizza sul Corriere il successo del suo ultimo libro "Ti lascio andare". Dalla meditazione nelle carceri all'abuso di psicofarmaci nelle città

di Redazione FqMagazine
Il cortocircuito delle città e la dipendenza da psicofarmaci - 4/4

Il cortocircuito delle città e la dipendenza da psicofarmaci - 4/4

L’analisi si sposta poi sulla gestione della sofferenza psicologica collettiva, tracciando una netta linea di demarcazione tra le diverse generazioni. Se da un lato i giovani si mostrano aperti e “interessati ad uno stile di vita diverso, come il ritorno alla natura”, la generazione dei quarantenni viene descritta come “sedotta dal materialismo, dal nichilismo e dalla cupidigia”. I contesti urbani digitalizzati fungono da amplificatori di questo malessere diffuso: “Ho letto un rapporto: una persona su tre assume psicofarmaci. Nelle città poi lo stile di vita digitale ha creato ulteriori scompensi. Oggi la depressione è cronicizzata, mangiamo rabbia tutti i giorni. Occorre rigenerarsi”. Per arginare questa tendenza e avviare una concreta rigenerazione biologica e mentale, Lumera propone un protocollo accessibile a chiunque: “Basta meditare 12 minuti al giorno per i primi risultati. La respirazione consapevole serve a regolare i neuromodulatori, la mente si rigenera, il corpo si disinfiamma”. L’ostacolo principale a questa transizione verso il benessere rimane tuttavia la resistenza psicologica degli individui stessi, refrattari a mettersi in discussione e intimoriti dal cambiamento: “Ci sono degli scogli. Li riconosco. Gli affezionati al proprio malessere, alle proprie nevrosi, parte della loro sicurezza. La preferiscono all’ignoto, alla possibilità di mettersi in discussione”.

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