La meditazione come terapia clinica e sociale - 3/4
La via d’uscita esistenziale indicata dall’autore risiede nella pratica della meditazione consapevole, da lui scoperta all’età di 19 anni in Sardegna grazie all’incontro con un maestro. Una disciplina che Lumera non relega a una dimensione puramente spirituale, ma che applica a contesti complessi, incluse le strutture carcerarie: “Faccio ritiri di meditazione con pedofili, assassini e ladri. La meditazione abbassa la conflittualità e di conseguenza la violenza. Il nostro obiettivo è trasformare la cella di detenzione in una cella monastica”. L’efficacia terapeutica di queste metodiche, ispirate a concetti come lo Ikigai e lo Shimei giapponesi, trova riscontro in precisi parametri clinici ed epidemiologici correlati alla longevità e alla prevenzione medica. “Ci sono studi che dimostrano che le persone con più di 50 anni che hanno coltivato il senso della vita, della vocazione che dà significato, hanno percentuali molto più basse di ammalarsi di malattie legate alla degenerazione cognitiva”, evidenzia lo scrittore, suggerendo lo svolgimento della meditazione nelle scuole al posto dello studio laico dei testi sacri.