La diagnosi e l’impatto sulla vita familiare
La vicenda ha avuto inizio alla fine di ottobre, quando un sintomo apparentemente banale ha svelato una realtà drammatica. Diego si era svegliato zoppicando per quella che sembrava un’infiammazione localizzata tra il ginocchio e la tibia. Gli accertamenti ortopedici hanno invece rivelato che la lesione era una delle 43 metastasi di un neuroblastoma. Il tumore principale era localizzato dietro al cuore, lungo la colonna vertebrale, con un’infiltrazione già estesa al midollo osseo. «Ricordo lo smarrimento. Quando ti trovi davanti una notizia del genere ti crolla il mondo addosso. I medici sono stati sinceri: ci hanno spiegato che avrebbero fatto tutto il possibile, ma senza poter dare certezze. In quei momenti ti fai mille domande. “Perché proprio a noi?”. È una domanda che credo si facciano tutti i genitori. All’inizio ero distrutto. Non avevo la forza di reagire. Poi ho capito una cosa che non dimenticherò mai: era mio figlio che stava dando forza a noi. Lui continuava a sorridere, a trovare il modo di giocare, a sorprenderci. È stato allora che ho smesso di chiedermi “perché a me?” e ho iniziato a pensare “perché non a me?”. Le cose brutte possono capitare a chiunque. Bisogna trovare la forza di affrontarle».
Il percorso terapeutico ha comportato pesanti ripercussioni sulla quotidianità della famiglia. Marco ha perso il lavoro e anche la moglie Francesca ha dovuto licenziarsi per poter garantire una presenza costante in ospedale. La coppia ha anche un’altra bambina di due anni e mezzo, Rebecca, che nei primi mesi della terapia riusciva a vedere i genitori solo saltuariamente, quando i parenti la accompagnavano a Bari da Orta Nova.