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“Ero pazzo a ‘Il Gladiatore’. Coperto di fango e sangue, mi facevano male le ossa, combattevo con svedesi alti 2 metri che mi colpivano con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia”: parla Russell Crowe

È stato il protagonista della quarta giornata del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il Premio alla Carriera

di Redazione FqMagazine
“Ero pazzo a ‘Il Gladiatore’. Coperto di fango e sangue, mi facevano male le ossa, combattevo con svedesi alti 2 metri che mi colpivano con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia”: parla Russell Crowe

Russell Crowe è stato il protagonista della quarta giornata del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il Premio alla Carriera e ha presentato in anteprima mondiale “Bear Country”, e ha ricordato il capolavoro di Ridley Scott “Il Gladiatore”.

“Nel periodo in cui ho girato il film ero pazzo: ogni minuto che vedete nel film sono io – ha raccontato l’attore-. L’unica eccezione fu la caduta da cavallo nella battaglia iniziale, eseguita da uno stuntman che si ferì davvero. Quando ho visto il taglio sul suo naso dissi: ‘Sembra perfettò. E me lo sono fatto mettere anche io”.

L’arrivo sul set fu “uno shock”: “Venivo da film come ‘L.A. Confidential’ o ‘Insider’. Poi arrivi sul set di Ridley Scott e ti trovi davanti centinaia di cavalli, catapulte, 600-700 soldati romani, 300-400 barbari. Era gigantesco“. All’epoca aveva lavorato a produzioni da 30-40 milioni di dollari: “Quello ne aveva 103. È stato un enorme passo avanti”. Un personaggio che ha segnato la storia del cinema e gli è valso l’Oscar: “Non ci pensi. Vai al lavoro, sei coperto di fango e sangue, ti fanno male le ossa, combatti con svedesi alti due metri che ti colpiscono in faccia con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia. Pensi solo al personaggio”. La vittoria fu “una sorpresa incredibile”, accompagnata da un forte senso di inadeguatezza: “Ti siedi in una stanza con gli altri candidati (all’epoca era lo Shrine Auditorium di Los Angeles, ndr) in cui senti di non appartenere. Poi dicono il tuo nome e non capisci più nulla”.

Crowe ha parlato poi del suo amore per il mestiere: “La scoperta del personaggio, le riunioni sui costumi, sugli oggetti di scena, le visite alle location. Quando costruisco un ruolo penso solo alle esigenze del personaggio”. Nel cinema, dice, ci sono “due regole”: “Dettaglio e collaborazione”. Un film “diventa grande perché ci si sofferma sui dettagli e sulla collaborazione”. L’attore paragona il lavoro sul set alle “lezioni di ballo con un partner: lavorare in sintonia con un’altra persona affinché il film abbia successo”.

Infine un consiglio ai più giovani: “Ascoltate chi vi dà indicazioni, perché ora vivo come molti anziani: in una grande battaglia con i tendini”.

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