Ligabue: “De Gregori è un patrimonio, non condivido più di tanto il suo pensiero” - 2/6
“Francesco De Gregori è patrimonio della musica e della cultura di questo Paese. Ed è, credo, uno dei più liberi di pensiero fra tutti i cantautori. Non si fa mai trovare, dove qualcuno pensa di trovarlo. Ed è una caratteristica che mi piace molto. Detto questo, è chiaro che lui ha parlato per lui (sul tema dei cantanti che si espongono su politica e società, ndr). Il suo pensiero non lo condivido più di tanto. Nel senso che c’è una cosa che, forse, lui credo abbia in qualche modo voluto dimostrare con un po’ di fastidio, ossia è che non è che siamo obbligati ad esporci. La musica può parlare per noi e poi uno decide se ha voglia di dire altro oppure no perché questo credo sia un pensiero, che debba essere concesso a tutti quanti. Io ho sempre voluto cercare di farlo attraverso le canzoni. Io lo faccio con ‘Il mio nome è mai più’, presente nei miei concerti da quasi 27 anni. Sempre nei miei concerti ricordo che non c’è solo il massacro a Gaza, in Ucraina, ce n’è anche uno in Sudan e altri 56 conflitti in corso nel mondo. Ma era così anche quando è uscita la canzone. ‘Il mio nome è mai più’ aveva dentro la mappa di tutte le guerre in corso e non soltanto di quelle dell’ex Jugoslavia. Raccontare il nostro pensiero in musica credo sia il modo migliore che abbiamo perché controlliamo un po’ meglio le parole. Io sono mosso dall’urgenza di dire le cose e l’ho fatto con la mia ultima canzone ‘Nessuno è di qualcuno’ che parla della violenza sulle donne e del fatto che una donna su tre sia vittima di una violenza fisica o sessuale. È un pensiero intollerabile, ma la cronaca di tutti i giorni ce lo fa diventare come un qualcosa che sta scivolando un po’ via”.