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“La tua forza è questa: renderci partecipi di un sogno, dimostrandoci che si possono realizzare”. Perché Ultimo è diventato un fenomeno di massa? C’entrano Renato Zero e Vasco Rossi

Il volume “Il popolo di Ultimo” analizza un fenomeno musicale, ma soprattutto umano, che circonda il cantautore pronto a radunare ben 250mila persone il 4 luglio a Tor Vergata

di Andrea Conti
La comunità di Ultimo compatta come quella di Zero e Vasco - 5/5

La comunità di Ultimo compatta come quella di Zero e Vasco - 5/5

Quella di Ultimo è una comunità compatta, solida, “che non si definisce solo come una comunità di ascoltatori, ma un autentico popolo. Un seguito che non si riconosce solo nelle canzoni del cantautore romano, ma nella sua figura: l’outsider che rifiuta i meccanismi dello showbusiness, che porta avanti con coerenza un discorso tutto suo, alimentando un rapporto quasi protettivo con il suo pubblico. E qui oltre a Vasco Rossi viene da scomodare Renato Zero e i suoi inimitabili Sorcini.

Cos’è che lega i tre popoli, quello di Vasco, quello di Zero e quello di Ultimo? “Il radunarsi attorno a figure estremamente polarizzanti, capaci di suscitare un’adesione totale o un rifiuto netto. Ma non è solo questo. A unirli è anche il fatto di essersi costruiti e alimentati su tematiche come l’emarginazione, l’esclusione e la diversità vissuta come marchio, oltre alla costante contrapposizione tra un ‘noi’ e un ‘loro’”.

Lo conferma Ultimo stesso a Il Corriere della Sera: “Nascere in una realtà come San Basilio vuol dire avere un senso di appartenenza molto forte, perché al di là dei punti negativi ci sono punti positivi, come quello di sentirsi parte di qualcosa di unito. Mi piace la voglia di ridere e sorridere dei guai, come dice Vasco: quando le cose vanno male, stai insieme agli amici la sera a fumare una sigaretta e a sorridere delle cose che vanno male. E questo ti fa sentire meno solo”.

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