“Non è colpa mia se qualcuno mi sessualizza”. Olivia Rodrigo ha risposto così alle polemiche esplose online attorno ai babydoll e agli outfit definiti “da bambina” indossati nelle ultime settimane per promuovere il nuovo album You Seem Pretty Sad for a Girl So In Love.
La cantante ne ha parlato durante un’intervista a Popcast, il podcast del New York Times, intervenendo dopo giorni di accuse sui social secondo cui quei look, abitini rosa, bloomers e volant, finirebbero per richiamare un immaginario infantile e quindi, secondo alcuni utenti, “promuovere” una sessualizzazione dei minori. Rodrigo, pur parlando della propria esperienza personale, ha allargato il discorso al modo in cui le donne vengono giudicate e responsabilizzate rispetto allo sguardo maschile.
“Trovo assurdo che io possa salire sul palco con un reggiseno scintillante e shorts minuscoli e che quello venga considerato normale, mentre un vestito che mi copre completamente venga giudicato problematico perché qualcuno lo considera infantile”, ha spiegato. “È la dimostrazione di quanto sia normalizzata la pedofilia nella nostra cultura”.
La popstar ha poi definito “inquietante” l’idea che una ragazza debba vestirsi pensando al modo in cui potrebbe essere percepita dagli uomini. “È la retorica con cui cresciamo fin da piccole: ‘Non mettere quella cosa perché poi un uomo ti sessualizzerà e sarà colpa tua’”, ha detto. “Sarebbe folle iniziare a scegliere i vestiti pensando: ‘Non voglio che qualche maniaco mi trovi sexy come una bambina’. Si perde completamente il senso della realtà”.
Rodrigo ha anche ricordato che il suo immaginario estetico nasce dalla scena riot grrrl degli anni ’90 e da artiste come Kathleen Hanna, Courtney Love e Kat Bjelland, che usavano volutamente abitini ultra femminili e look quasi da bambola per sovvertire le aspettative sulla femminilità e sull’idea di donna “docile”.