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Ultimo aggiornamento: 21:36

“La Repubblica delle mazzette”: Bisbiglia e Grasso presentano il libro sulla nuova Tangentopoli italiana

Si parte dalla Liguria: l’inchiesta del 2024 che ha travolto il sistema dell’ex governatore Giovanni Toti, chiusa con un patteggiamento, e una regione che, secondo Grasso, "ha fatto pochi conti con quello che è accaduto"
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“La vicenda di Toti è come se fosse stata cancellata“. Così Marco Grasso, ai Giardini Luzzati di Genova, presenta insieme a Vincenzo Bisbiglia “La Repubblica delle mazzette”, il libro PaperFirst sulla nuova Tangentopoli italiana. Si parte dalla Liguria: l’inchiesta del 2024 che ha travolto il sistema dell’ex governatore Giovanni Toti, chiusa con un patteggiamento, e una regione che, secondo Grasso, “ha fatto pochi conti con quello che è accaduto”.

Gli autori mettono in relazione casi diversi, da Venezia a Bari, da Roma a Milano. La mazzetta non sparisce. A volte, racconta Bisbiglia, si trova ancora “coi soldi in buste termosaldate, come fanno i narcotrafficanti“. Ma spesso la corruzione contemporanea passa da forme meno visibili: consulenze, finanziamenti privati, incarichi, favori, accessi privilegiati. “È una corruzione senza più le mazzette, senza più partiti, in un contesto in cui la magistratura ha sempre meno strumenti per indagarla”, dice Grasso.

Francesco Pinto, magistrato di lungo corso, definisce il libro “una sorta di radiografia del potere“. Ai tempi di Tangentopoli, ricorda, il denaro passava dai partiti. Oggi il baricentro si è spostato verso lobby economiche, consulenti, commissioni, pratiche formalmente regolari. Per spiegare il salto, Pinto cita il giudiziarista Luigi Ferrarella: “Bei tempi quando la corruzione era una cosa semplice. Allora la mazzetta frusciava, l’atto contrario ai doveri d’ufficio si vedeva, corruttore e corrotto avevano contorni più netti”.

Ora, dice Pinto, il “do ut des” è “sfrangiato in un intreccio di triangolazioni“. Nelle inchieste urbanistiche il problema può non essere la busta consegnata di nascosto, ma il conflitto di interessi alla luce del sole: professionisti pagati dagli imprenditori e, insieme, chiamati a valutare in commissione pubblica l’impatto dei progetti. Tutto fatturato, tutto dichiarato. Molto più difficile da afferrare penalmente. Sul caso Toti, Grasso insiste sul nodo politico. Per mesi l’ex governatore, “dai domiciliari”, ha tenuto “sotto scacco il consiglio regionale”, restando di fatto in carica anche se sospeso. Dopo il patteggiamento, aggiunge, Toti “ha iniziato una seconda vita“: una nuova agenzia di comunicazione, descritta anche come struttura di lobbying, in cui Toti mantiene un ruolo informale di partner.

Andrea Orlando, consigliere regionale Pd e già ministro della Giustizia, sposta il discorso sulla tenuta democratica. “Oggi una vicenda giudiziaria incide molto meno di quanto non avvenisse in passato”, dice. “Non c’è più quell’elemento di stigma sociale che segnava la politica“. Pesa anche la crisi dei partiti, ormai “destrutturati” nella funzione di selezione e controllo. In quel vuoto entrano i finanziatori: “È evidente che il miliardario può dare un sostegno in campagna elettorale che io non sono in grado di dare”. “La Repubblica delle Mazzette” certifica come oggi la corruzione non passi solo dallo scambio diretto, ma da rapporti economici, politici e amministrativi più difficili da isolare. In questo contesto, l’abolizione dell’abuso d’ufficio e il depotenziamento del traffico di influenze rendono ancora più stretto lo spazio d’intervento della magistratura.

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