L'incontro con Michael e la fase indie di Kylie Minogue - 2/4
Una prima, importante svolta arriva quando incontra Michael Hutchence sul finire degli anni ’80. Il leader degli INXS non viene raccontato come semplice capitolo gossip, ma come la persona che incoraggia Kylie a guardare oltre la versione più innocua di se stessa. La cantante spiega quanto quella relazione l’abbia cambiata: la frequentazione dei club, il desiderio di sperimentare musicalmente e contribuire in prima persona al proprio percorso artistico. “Non ha mai cercato di cambiarmi, anzi mi incoraggiava a scoprirmi”, dice ancora oggi commuovendosi. “È stato il primo in tante cose. Anche a spezzarmi il cuore”.
Qualcosa in lei si accende: dà l’addio al pop prefabbricato dei primi anni, firma con l’etichetta indipendente Deconstruction e inaugura una fase indie che attira l’attenzione di Nick Cave. La loro amicizia si rivela un dono per entrambi: lui, tormentato da uno stile di vita autodistruttivo, trova in Kylie una presenza “luminosa”, e lei viene spinta a scrivere di proprio pugno i testi delle canzoni. La docuserie restituisce bene quel momento sospeso in cui Kylie prova a reinventarsi mentre il pubblico sembra aver smesso di capirla. Nel 1997 esce l’album “Impossible Princess”, ma le radio smettono di trasmetterla, l’industria la considera finita, e persino lei arriva a pensare che forse tornerà semplicemente a recitare. Nel frattempo, Hutchence muore, e benché la loro storia sia già finita da qualche anno, Minogue non manca al suo funerale: “Sembrerà folle ma ho sentito Michael che diceva: ‘Andrà tutto bene’”, rivela.