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“Io il vino non lo bevo, l’unica cosa che bevo è lo yogurt di pecora. Gli 80 anni? Vorrei vivere a lungo e morire non in qualche stupido incidente o in un ospedale qualsiasi”: parla Marina Abramović

Dall’astinenza totale dall’alcol alle etichette per uno dei vini più celebri d’Italia, fino al rapporto con la morte e agli 80 anni ormai vicini: l'artista si racconta al Corriere tra arte, felicità e desiderio di “morire consapevolmente” senza paura

di Redazione FqMagazine
“Io il vino non lo bevo, l’unica cosa che bevo è lo yogurt di pecora. Gli 80 anni? Vorrei vivere a lungo e morire non in qualche stupido incidente o in un ospedale qualsiasi”: parla Marina Abramović

È celebrata, prima artista donna vivente, con una mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia in occasione della Biennale. Ed è anche al centro della Vendemmia d’Artista ‘26 di Ornellaia ma lei, Marina Abramović, non beve alcolici: “Io il vino non lo bevo! Mai bevuto in vita mia. Non mi piace l’alcol in generale: mi vengono strane reazioni, non fa per me. L’unica cosa che bevo è lo yogurt, quello di pecora, più saporito“. Insomma, da astemia ha disegnato le etichette delle bottiglie del pregiato vino perché “Ornellaia è interessante per la sua storia, perché lavora da tempo con gli artisti. Ho disegnato pensando a che cosa rappresenta il vino: per tante civiltà credo sia un elisir, capace di portare felicità alle persone. Pensi a come ne parlano i francesi o anche gli italiani”. E Abramović sa bene descrivere al Corriere l’eterna disputa tra quali siano i vini migliori: il rosso di Bordeaux o quello toscano, o ancora, su tutti, lo champagne? E un’idea di felicità ce l’ha chiara: “Ho pensato: siamo in Italia, il film più famoso è La dolce vita. Io stessa ascolto Nino Rota tutte le volte che sono triste e subito mi sento meglio. La sua è la musica della felicità. Allora che cosa c’è di meglio per essere felici che ascoltare Nino Rota con un bicchiere in mano?”.

Una lunga chiacchierata quella col Corriere della Sera, dal primo ricordo (“da bambina, stavo camminando con mia nonna nel bosco e volevo toccare qualcosa per terra. Era un serpente”), alla morte che tante volte ha messo in scena, ne ha paura? “Certo, tutti ce l’hanno. Se dicessi di non provarla, mentirei: ogni volta che l’aereo ha turbolenze, scrivo subito un testamento… Ma pensare alla morte ogni giorno significa dare un senso a ogni singolo minuto della propria vita, non sprecarlo in sciocchezze, concentrarsi sulle cose importanti”. L’arte al centro della chiacchierata ma anche gli 80 anni che stanno per arrivare: “Se il fisico sta bene, questa età è meravigliosa perché si possiede la saggezza della vecchiaia: oggi capisco la vita molto meglio di prima”. E di desideri ne ha solo uno: “Tutto quello che volevo fare l’ho fatto. Ora il mio più grande desiderio è vivere a lungo, come fece mia nonna, e poi morire consapevolmente. Non in un qualche stupido incidente o in un ospedale qualsiasi, ma cosciente, senza rabbia e senza paura”.

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