Ultimo aggiornamento: 20:44
Congelati i conti dell’ex premier spagnolo Zapatero nell’inchiesta Plus Utra. Gli inquirenti vogliono tracciare i flussi di denaro
Dopo le perquisizioni, il congelamento dei conti. Procede l’inchiesta che vede indagato José Luis Rodríguez Zapatero per il caso Plus Ultra, il controverso salvataggio pubblico della compagnia aerea spagnola durante la pandemia. Il giudice dell’Audiencia Nacional José Luis Calama ha disposto il congelamento dei conti correnti dell’ex premier socialista e di quelli riconducibili alle sue figlie, mentre proseguono le indagini per presunti reati di traffico di influenze, organizzazione criminale, falso documentale e riciclaggio di denaro. Secondo quanto riferito dalla tv pubblica Rtve e da fonti giudiziarie citate da El Pais, il sequestro dei conti non sarebbe totale ma “proporzionato”, finalizzato cioè a tracciare i flussi di denaro che l’ex leader del Psoe potrebbe aver ricevuto nell’ambito della presunta rete costruita attorno al salvataggio della compagnia Plus Ultra, beneficiaria nel 2021 di 53 milioni di euro di fondi pubblici perché considerata “strategica” durante l’emergenza Covid.
Zapatero, presidente del governo spagnolo dal 2004 al 2011 e oggi considerato uno dei principali riferimenti politici dell’attuale premier Pedro Sánchez, è stato convocato per un interrogatorio il prossimo 2 giugno. Secondo il giudice Calama, l’ex premier sarebbe stato al vertice di “una struttura stabile e gerarchizzata” finalizzata a ottenere vantaggi economici attraverso l’intermediazione politica e l’influenza sulle decisioni della pubblica amministrazione. L’inchiesta ruota attorno ai rapporti tra l’ex capo del governo, alcuni imprenditori venezuelani e la compagnia Plus Ultra. Gli investigatori sospettano che parte del denaro pubblico ricevuto dalla compagnia possa essere stato utilizzato per operazioni di riciclaggio legate al contrabbando di oro venezuelano e alla sottrazione illecita di fondi sociali nel Paese sudamericano. Gli accertamenti si concentrano anche su una serie di società considerate dagli inquirenti “schermo” e utilizzate per occultare movimenti finanziari opachi tra Spagna, Emirati Arabi e Venezuela.
Tra le società finite sotto la lente della magistratura c’è anche Analisis Relevante, la società di consulenza associata all’ex leader socialista, le cui finanze erano già state bloccate nei mesi scorsi. Secondo il magistrato, proprio attraverso questa struttura sarebbero transitati circa 490 mila euro destinati a Zapatero e altri 239mila euro alla società Whathefav, riconducibile alle figlie dell’ex premier. Gli investigatori stimano in circa 1,9 milioni di euro il totale delle commissioni distribuite tra varie società coinvolte nell’operazione.
Lunedì scorso la polizia economica aveva già perquisito l’ufficio dell’ex premier a Madrid e diverse società collegate all’inchiesta, comprese quelle riferibili alle figlie. Si tratta del primo caso nella storia democratica spagnola in cui un ex presidente del governo viene formalmente indagato per corruzione e traffico di influenze. Zapatero ha respinto ogni accusa in un video diffuso sui social: “Tutta la mia attività pubblica e privata si è sempre svolta nel pieno rispetto della legalità”, ha dichiarato, sostenendo di non aver “mai avuto società mercantili, né direttamente né tramite terzi, né in Spagna né all’estero”.
Intanto il caso è già diventato uno scontro politico nazionale. Il partito di estrema destra Vox ha chiesto all’Audiencia Nacional il ritiro del passaporto diplomatico dell’ex premier, il divieto di lasciare il Paese e l’obbligo di firma periodica davanti al giudice, sostenendo che esisterebbe un rischio di fuga e di distruzione delle prove dopo la revoca del segreto istruttorio. Nella richiesta depositata dai legali del partito di Santiago Abascal si sottolineano anche i rapporti di Zapatero con il governo venezuelano di Nicolás Maduro e con Delcy Rodríguez. Nel procedimento si sono costituite come “accuse popolari” anche il Partido Popular e le organizzazioni ultraconservatrici HazteOir e Manos Limpias, il gruppo che aveva presentato l’esposto da cui è partita l’indagine.
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