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“Non dormiamo la notte, i nostri figli ci chiedono se perderemo il lavoro. Non abbiamo colpe, vogliamo solo lavorare”: lo sfogo dei dipendenti del “Castello delle Cerimonie”

Mentre la famiglia Polese ha ottenuto fino al 4 giugno la sospensione della decisione del Tar della Campania che aveva ordinato lo stop alle attività dell'Hotel La Sonrisa, i lavoratori della struttura ricettiva scrivono una lettera indirizzata alle istituzioni

di Emanuele Corbo
“Non dormiamo la notte, i nostri figli ci chiedono se perderemo il lavoro. Non abbiamo colpe, vogliamo solo lavorare”: lo sfogo dei dipendenti del “Castello delle Cerimonie”

Centinaia di lavoratori vivono sospesi tra paura e speranza. Le vicende giudiziarie devono seguire il loro corso. Nessuno chiede di ignorare la legge. Ma uno Stato giusto non può dimenticare le persone innocenti che rischiano di pagare il prezzo più alto”. Queste le parole dei lavoratori dell’Hotel La Sonrisa, meglio noto come “Il Castello delle Cerimonie”, che da anni è al centro di una spinosa vicenda giudiziaria iniziata nel 2011. Nei giorni scorsi, dopo il ricorso al Consiglio di Stato, la famiglia Polese ha ottenuto almeno fino al 4 giugno la sospensione della decisione del Tar della Campania, che l’11 maggio aveva ordinato lo stop alle attività della struttura ricettiva divenuta nota in tutta Italia grazie al programma di Real Time. Ora a parlare sono i tanti dipendenti che chiedono di non essere dimenticati e ignorati.

La lettera dei dipendenti del “Castello delle Cerimonie”

È il sito Anteprima24.it a ricevere e pubblicare la lettera indirizzata alle istituzioni locali e nazionali. “Dietro il nome del ‘Castello delle Cerimonie’, dietro le luci, i matrimoni e le telecamere, esistono centinaia di lavoratori”, si legge nel lungo testo. “Esistono padri che ogni mattina si alzano alle cinque per preparare una sala. Madri che servono ai tavoli con il sorriso anche quando a casa hanno bollette da pagare. Giovani che hanno costruito lì il loro futuro. Famiglie intere che da quella struttura hanno tratto l’unica fonte di sostentamento”. Quelle stesse famiglie vivono nell’apprensione da quando, nel febbraio 2024, “dopo la decisione definitiva della Corte di Cassazione che ha disposto la confisca del Grand Hotel La Sonrisa per abuso edilizio, il destino della struttura è diventato incerto”. “Ci sono famiglie che tremano” continua la missiva. “Ci sono dipendenti che non dormono la notte. Ci sono figli che chiedono ai genitori: ‘Papà, mamma… ma il lavoro lo perdi?’”. E ancora: “Chi prepara i banchetti non ha costruito muri abusivi. Chi lava i pavimenti non ha scritto sentenze. Chi serve ai tavoli non ha deciso nulla di tutto questo. Eppure sono proprio loro, oggi, a rischiare di perdere tutto”.

Cosa chiedono i lavoratori

Quindi l’appello affinché le istituzioni intervengano con misure concrete, come “un tavolo urgente permanente tra Comune, Regione Campania, Prefettura e Governo; garanzie occupazionali immediate per tutti i dipendenti diretti e dell’indotto; un piano di continuità lavorativa che impedisca una tragedia sociale; la tutela delle attività economiche collegate alla struttura, e che ogni decisione futura tenga al centro la dignità umana e non soltanto le procedure burocratiche”. Nel testo si precisa che non si vuole certo difendere un simbolo televisivo, ma lavoratori, benché il Castello sito a Sant’Antonio Abate per anni sia stato parte dell’identità del territorio campano anche grazie alla popolarità derivata dal programma tv. “La giustizia non deve trasformarsi in disperazione sociale”, è l’accorato appello dei dipendenti, che concludono: “Allo Stato chiediamo di non lasciare sole queste famiglie. Perché un Paese civile si riconosce da come protegge chi rischia di perdere tutto senza aver commesso alcuna colpa”.

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