Da 23 anni il suo primo piano in bianco e nero osserva romani e turisti da ogni edicola e negozio di souvenir tra il Colosseo e Fontana di Trevi, aprendo il celebre calendario dei preti della Capitale. Tutti lo conoscono, eppure quell’uomo in abito talare non esiste. O meglio: esiste il modello, Giovanni Galizia, che oggi ha quasi 40 anni, non vive a Roma, lavora come assistente di volo e non ha mai preso i voti in vita sua. Intervistato da Repubblica, Galizia ha smontato pezzo per pezzo la genesi di una delle icone pop più longeve del panorama turistico romano, restituendo i dettagli fattuali di quello che nacque come un semplice gioco fotografico.
Il set a Palermo e la finta vocazione
Alla domanda se abbia mai avuto la vocazione, Galizia risponde in modo netto: “Ripeto, mai avuta”. Il suo mestiere è totalmente estraneo alle gerarchie ecclesiastiche: “Faccio l’assistente di volo. Formo gli equipaggi per una compagnia spagnola. Coordino gli istruttori”. Lo scatto che lo ha reso un’icona risale al 2004 ed è frutto dell’intuizione del fotografo Pietro Pazzi: “Voleva descrivere le città attraverso un set di foto. E allora ecco Venezia con i gondolieri e Roma con i preti”, ha raccontato Galizia a Repubblica. L’incontro avvenne tramite amici comuni. “Tra un’uscita e un’altra, a un certo punto mi ha chiesto se mi andasse di partecipare. Era un gioco, aveva tutto il materiale pronto”. Compreso il clergyman d’ordinanza. C’è un ulteriore dettaglio topografico a smontare il mito romano: “La foto mi ritrae davanti a una chiesa barocca della mia Palermo, la chiesa del Gesù di Casa Professa”. Galizia ha inoltre svelato che all’interno di quella raccolta (venduta solitamente a 10 euro) non è l’unico finto religioso: “Un altro di certo [è falso, ndr]. Forse non era neanche italiano”.
“Non ci vedo nulla di sexy” e i mancati guadagni
Il calendario è storicamente noto per proporre volti gradevoli, spesso etichettati dal pubblico come “ammiccanti” o sensuali. Una percezione che Galizia respinge totalmente riguardo alla sua immagine: “C’è un aspetto che mi ha sempre stranito di questa storia. Io di sexy in quella foto non ci vedo nulla. Vedo un primo piano, non c’è nulla di sensuale. Nessun ammiccamento”. Lo definisce semplicemente “una bella foto, di un volto pulito. Uno scatto esteticamente bello”. Nonostante il successo commerciale del prodotto in oltre due decenni, il trentanovenne chiarisce la questione economica: “Non ho mai chiesto un euro. Era uno scherzo. Il fotografo Pazzi? Non lo vedo da un bel po’“. Non possiede nemmeno una copia del calendario a casa: “Cos’è questo ego ipertrofico. E poi un po’ mi mette ansia pensarmi vicino ai gladiatori e al Papa”.
Il danno d’immagine
Non vivendo a Roma, Galizia non viene mai riconosciuto per strada. L’unico contatto con la sua popolarità avviene tramite i social o gli amici che, in visita nella Capitale, gli inviano le foto delle edicole. Tuttavia, quell’esposizione non autorizzata in altri contesti gli ha causato un grave problema legale. “Una volta è stata utilizzata da un giornale online legata al Vaticano per la storia di un prete che bestemmiava, si drogava e spacciava. Ho dovuto far causa per ottenere la rimozione”, ha rivelato l’uomo, aggiungendo un dettaglio sulla reazione materna: “Sento ancora le risate di mia madre. Credo non avesse capito il danno”: Quindi conclude: “Il tempo è democratico. Passa per tutti. Mi resta il ricordo di un bel gioco. Uno scatto. Pochi secondi”.