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“Quando sono diventato famoso e avevo più soldi non sono riuscito a superare la paura di non arriva a fine mese. I 47 anni? Io mi sento adolescente, se penso ai 50 mi sento nella tomba”: parla Maccio Capatonda

Dall’infanzia vissuta sentendosi “fuori luogo” al rapporto complicato con i genitori, fino alla paura di non arrivare a fine mese nonostante il successo: l'attore si racconta a Vanity Fair senza maschere tra teatro, amore e ansia per il tempo che passa

di Redazione FqMagazine
“Quando sono diventato famoso e avevo più soldi non sono riuscito a superare la paura di non arriva a fine mese. I 47 anni? Io mi sento adolescente, se penso ai 50 mi sento nella tomba”: parla Maccio Capatonda

Il fatto che abbia chiamato la sua tournée Spettacolo teatrale non stupisce, Maccio Capatonda fa così. A Vanity Fair si è raccontato in una lunga intervista, tra teatro, ritorno in tv (con la Gialappa’s) e cinema con Smart Working di Svevo Moltrasio: “(…) sento di volermi mettere in gioco affrontando, anche, i classici imprevisti di un live: è un passo che sentivo di voler e di dover fare”. E Marcello Macchia – questo il vero nome di Maccio – si racconta a partire dall’infanzia, vissuta da “bambino che si sentiva spesso fuori luogo, e questo mi faceva sentire diverso dagli altri. Cosa che mi ha portato a rifugiarmi nel cinema e nella creatività, fuggendo dalla realtà”.

Un fratello di undici anni più piccolo, genitori che, dice, “si odiano ancora” senza però volere approfondire: “Non voglio entrare nei dettagli perché parlerei per loro, ma parliamo senz’altro di una relazione tumultuosa che, vista da dentro, fa anche ridere. Infatti nella mia serie Sconfort Zone ho cercato di raccontarla in modo ironico spiegando che, spesso, esistono dei collanti alternativi per tenere insieme le persone. Come l’odio“. Il suo fil cult, Ritorno al Futuro, per lui ha diversi significati e c’è pure una lettera scritta a Michael J. Fox: “Gli ho fatto tanti complimenti e gli ho parlato dei miei gusti cinematografici da ragazzino nerd di 11 anni qual ero. Lui, o chi per lui, mi ha risposto con una cartolina con su scritto l’autografo e ”molte grazie”. Sto pensando di farla incorniciare”.

Dalla università a Perugia all’esperienza in una casa di produzione milanese, poi la prima volta con la Gialappa’s, il successo e la fine dell’anonimato ma anche la sua visione del mondo: “Il matrimonio è una cosa che ripudio: mi è totalmente indifferente e lo trovo piuttosto inutile. Credo nell’amore tra due persone, ma il matrimonio secondo me può solo peggiorare le cose perché ci metti in mezzo un contratto: non ha senso contrattualizzare l’amore”. E dei figli cosa pensa Maccio Capatonda? “Non so ancora se è giusto farli o meno. Finora non ho ancora avuto la naturale esigenza di volere un figlio: per tanto tempo il mio unico obiettivo è stato di guadagnare tanto per poter sopravvivere. Chiedersi se arriverai a fine mese è probabilmente una preoccupazione che la società capitalista e consumistica nella quale viviamo ci inculca fin da piccoli. Aggiungo che, nel mio caso, è capitato ogni tanto che i miei non se la passassero troppo bene, e questo mi ha sempre messo in allerta. Quando sono diventato famoso e avevo più soldi non sono, tuttavia, riuscito a superare quella paura: continuo a temere di non arrivare a fine mese, ed è assurdo”.

Non si può che parlare anche d’amore: “Sono fidanzato da due anni con una ragazza e, insieme, stiamo vivendo un amore molto sincero e puro. Definire l’amore non è mai facile: in adolescenza ho avuto tante delusioni, mentre crescendo mi sono imbarcato in storie un po’ tumultuose. Oggi vivo un amore maturo e pacifico che mi fa sentire bene”. Come vive i 47 anni? “Già mi sono spaventato ai 40. Tenga conto che io sento di essere ancora un adolescente: se penso ai 50 mi viene la sensazione di essere nella tomba. Nel frattempo cerco di vivere il presente e accettare quello che viene, tenendomi in forma fisicamente e curando lo spirito”.

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