Un lungo scritto firmato sul Corriere della Sera per parlare di come il bodyshaming sia violenza. Renato Brunetta è netto: “È violenza psicologica, capace di produrre sofferenza misurabile, abbandono scolastico, isolamento, disturbi della nutrizione, depressione”. L’occasione è una data, il prossimo 16 maggio, quando “lo Stato lo riconoscerà per quello che è — violenza psicologica, morale e materiale — e gli dedica una Giornata nazionale, contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone. Era ora”.
E Brunetta spiega che “la legge è stata voluta con tenacia dall’onorevole Martina Semenzato, prima firmataria e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni altra forma di violenza di genere, e fa dell’Italia uno dei primi Paesi europei a dare un nome istituzionale a una ferita che troppe persone portano in silenzio“.
Poi l’esperienza personale: “Lo scrivo con la voce di chi ne sa qualcosa. Della mia statura non porto responsabilità, sono responsabile soltanto di quello che ho fatto nella vita. Per anni ho sentito chiamarmi “tappo”, “nano”, ed espressioni peggiori, dai banchi dell’aula scolastica fino agli scranni dell’aula parlamentare, dalle vignette dei quotidiani agli insulti anonimi della Rete. Ho retto perché ho avuto la fortuna delle spalle larghe, e di una biografia che mi ha protetto”.
L’ex Ministro ricorda di aver parlato apertamente del bullismo subito per la prima volta nel “luglio 2022, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai Tre, davanti a milioni di telespettatori. Erano i giorni in cui mi dimettevo da ogni incarico di partito, anche a seguito delle esternazioni della compagna del Presidente Berlusconi, Marta Fascina, che mi aveva definito “traditore” e “nano”, citando una canzone di De André”. Poi si rivolge ai giornalisti: “I colpi più feroci, i più subdoli, oggi non arrivano soltanto dagli anonimi della Rete, ma arrivano anche dai luoghi che dovrebbero illuminare il dibattito pubblico: arrivano da certo giornalismo, anche da quello dei cosiddetti salotti buoni, da certa satira, da certi vignettisti che dietro la maschera della caricatura celano disprezzo e violenza”.
La difesa della “libertà di critica” che “è una conquista altissima della democrazia, e proprio per questo non va confusa con la licenza di umiliare”. E infine l’impegno: “Una Giornata è un atto simbolico, e gli atti simbolici contano nella misura in cui generano comportamenti virtuosi. Mi auguro che il 16 maggio non resti una data sul calendario, e che diventi piuttosto un banco di prova quotidiano per chiunque abbia una voce pubblica”.