L’emergenza scoppiata a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riportato alla memoria i giorni del febbraio 2020, quando ancora nessuno poteva immaginare gli effetti della pandemia di Covid. Eppure, se la minaccia immediata dell’hantavirus sembra – a detta degli esperti dell’Oms – destinata a rientrare, il vero pericolo per l’umanità risiede nel fatto che ancora il mondo è impreparato a gestire una pandemia post-Covid. A dirlo è David Quammen, celebre divulgatore scientifico e autore del saggio profetico sulle pandemie “Spillover“. In una lunga intervista concessa a Repubblica, lo scienziato 78enne analizza i fatti sgombrando il campo da facili allarmismi sull’attualità ma lanciando un monito severo sul futuro a medio termine: “Credo che la scamperemo per il caso della nave da crociera Hondius, ma una nuova pandemia è purtroppo sempre più probabile, perché dal Covid abbiamo imparato poco”.
I due pericoli dell’Hantavirus e le minacce ignorate
Analizzando il patogeno che ha colpito i passeggeri della Hondius, Quammen definisce l’Hantavirus “molto insidioso, ma non altamente trasmissibile“, individuando tuttavia due specifiche criticità nella gestione attuale del focolaio. “Primo: la mortalità del virus è molto elevata, dal 30% al 50%. Secondo: una reazione esagerata del pubblico, ossia temere che siamo alle premesse di una nuova pandemia”. Il divulgatore ritiene questa seconda ipotesi “molto improbabile“, pur ribadendo la necessità di mantenere un’attenzione elevata. La sua preoccupazione è che il clamore mediatico oscuri crisi sanitarie in corso ben più letali, aggravate dal calo delle vaccinazioni in Occidente: “Ci sono altre minacce virali che stanno uccidendo molte più persone e non ricevono la stessa visibilità. Il morbillo, per esempio, ha eliminato 95mila persone nel mondo nel 2024, eppure non se ne parla. Molti decessi erano assolutamente evitabili. Per non parlare dell’influenza aviaria”. Per quanto riguarda una possibile mutazione dell’Hantavirus che lo renda facilmente trasmissibile da uomo a uomo, l’autore precisa che “è una possibilità al momento infinitesimale, ma più circola più aumenta il rischio che lo diventi”.
“Siamo meno preparati di prima”
Il cuore dell’analisi di Quammen si concentra sul paradosso dell’era post-Covid. Alla domanda se abbiamo imparato abbastanza dalla drammatica esperienza pandemica, la sua risposta a Repubblica è tranchant: “Purtroppo no. Siamo meno preparati a una nuova pandemia rispetto a prima del Coronavirus“. Se da un lato la scienza ha fatto passi da gigante, sviluppando “una capacità migliore di produrre vaccini molto velocemente, soprattutto grazie alla tecnologia mRNA”, dall’altro il sistema istituzionale è stato sistematicamente depotenziato. L’atto d’accusa di Quammen è rivolto direttamente alle recenti scelte politiche di Washington: “Le autorità, soprattutto americane, hanno soppresso o diminuito la ricerca scientifica sui virus. L’amministrazione Trump ha smantellato le agenzie della sanità e anche istituzioni della ricerca scientifica, punendole senza motivo e ritirandosi addirittura dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Simili mosse del governo Trump hanno significativamente sminuito il pericolo di nuove pandemie. Ciò è incosciente”.
Di conseguenza, il mondo di oggi si scopre “più vulnerabile che mai”. I meccanismi che generano lo spillover (il salto di specie del virus dall’animale all’uomo) sono infatti rimasti inalterati: “Continuiamo a catturare animali per mangiarli, a distruggere habitat di foreste tropicali e dunque ad esporci a virus e malattie, che nel mondo di oggi si diffondono velocemente per la nostra elevata interconnessione”. Ma se i popoli e le merci viaggiano a velocità inedite, il dialogo tra le nazioni è bloccato. Quammen lo definisce un “paradosso clamoroso”, evidenziando come “la comunicazione scientifica tra Stati Uniti e Cina è ai minimi termini”. “Purtroppo il rischio (di un’altra pandemia, ndr) c’è, senza dubbio – conclude -. Molto probabilmente questo ultimo caso di Hantavirus verrà limitato, come spero. Ma i populismi, l’isolazionismo scientifico, la narrativa no-vax virale sui social, i bassi livelli di vaccinazione e l’apatia di molti nel riconoscere un nuovo pericolo dopo lo shock del Covid che tutti vogliono dimenticare, non mi lasciano affatto tranquillo”.