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Eurovision Song Contest 2026, al turquoise carpet duecento persone protestano con le vecchie bandiere iraniane per chiedere un cambio di regime. Contestate anche Israele e America

Al via la cerimonia di apertura all'iconico Municipio di Vienna per la 70esima edizione della manifestazione musicale mondiale

di Andrea Conti
Eurovision Song Contest 2026, al turquoise carpet duecento persone protestano con le vecchie bandiere iraniane per chiedere un cambio di regime. Contestate anche Israele e America

Eurovision Song Contest 2026 entra nel vivo, in attesa delle prime due Semifinali il 12 e il 14 maggio su Rai 2 e la Finale su Rai 1 il 16 maggio. Oggi, domenica 10 maggio, è il grande giorno della spettacolare cerimonia di apertura all’iconico Municipio di Vienna per la 70esima edizione della manifestazione musicale mondiale.

I trentacinque artisti in gara, compreso il “nostro” Sal Da Vinci, sfileranno sul Turquoise Carpet dal Burgtheater al Municipio, circondati da migliaia di fan dell’Eurovision nella Rathausplatz che, al termine della cerimonia, ospiterà l’Eurovision Village per tutta la settimana.

Ma già in tarda mattinata sono comparsi alcuni manifestanti. Infatti urla e contestazioni si sono levati da duecento persone che hanno protestato con vecchie bandiere iraniane, chiedendo un cambio di regime. E non è tutto perché non sono mancate le bandiere israeliane per rimarcare ancora una volta l’inadeguatezza della presenza del Paese in gara, a causa dei conflitti accesi in questi anni dalla Palestina all’Iran, con la partecipazione americana.

Come è noto la Russia sin dai tempi dei conflitto contro l’Ucraina è stata estromessa dalla gara proprio per ribadire ancora una volta il senso pacifista e non politico dell’Eurovision Song Contest 2026. Chi protesta ancora oggi ribadisce come non sia stata adottata la stessa decisione per Paesi, appunto, come Israele. Non mancano le bandiere americane per chi non appoggia la politica estera di Donald Trump.

Intanto Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda hanno deciso di non prendere parte alla competizione per protesta contro la presenza di Israele, dunque sono scesi a 35 i Paesi in gara alla Wiener Stadthalle.

L’Italia è rimasta in gara lo stesso e lo stesso Sal Da Vinci ha espresso una opinione condivisa da tutta la Rai e la delegazione, durante la conferenza stampa di presentazione a Roma l’8 maggio: “Boicottare l’Eurovision? È una questione politica, la musica non c’entra niente, copre tutti i dolori del mondo. Io rispetto chi protesta, ci mancherebbe altro. Per quanto mi riguarda ho sempre visto la musica un bagno di pace, ha sempre portato unione. Quindi per me è inclusione, è un palcoscenico per l’eternità. Sono contento e felice di rappresentare il mio Paese, la musica non c’entra niente con la politica”.

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