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Totò Cuffaro chiede di patteggiare 3 anni nel nuovo processo per corruzione. La Procura dà l’ok

L'ex governatore, ancora ai domiciliari, ha chiesto che la pena patteggiata, se concessa, sia convertita in lavori di pubblica utilità. Tra le contestazioni anche quella di aver fornito in anticipo ai candidati di un concorso le domande per un posto da oss in un ospedale
Totò Cuffaro chiede di patteggiare 3 anni nel nuovo processo per corruzione. La Procura dà l’ok
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L’ex governatore Totò Cuffaro potrebbe patteggiare a 3 anni per corruzione e traffico di influenze, con lavori sostitutivi per il residuo da scontare. È la richiesta presentata dai suoi legali, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, nel corso l’udienza preliminare davanti alla giudice Ermelinda Marfia del tribunale di Palermo. La Procura di Palermo ha accolto la richiesta e adesso toccherà alla gup la decisione finale. Cuffaro si anche offerto di pagare 7.500 euro ad entrambe le parti civili, l’ospedale Villa Sofia-Cervello e all’Asp di Siracusa.

Il leader di Democrazia Cristiana Sicilia, dopo aver scontato 4 anni e 11 mesi nel carcere di Rebibbia in seguito alla condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia e rivelazione di segreto nel processo “Talpe nella Dda Palermo”, è tornato in libertà nel dicembre 2015, finendo nuovamente ai domiciliari lo scorso novembre, nell’inchiesta palermitana che coinvolge 18 persone sui presunti favori e mazzette negli appalti nella sanità isolana.

Le accuse a Cuffaro

Secondo l’indagine della Procura guidata da Maurizio de Lucia, Cuffaro risponde di corruzione “in qualità di intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie siciliane”, perché avrebbe accettato “la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi” offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, che partecipava alla gara (poi vinta) per “l’ausiliariato” bandita dall’Asp Siracusa. Inoltre Totò Vasa Vasa è accusato di traffico di influenze, per il concorso pubblico di stabilizzazione dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, per 15 posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario.

In questa circostanza Roberto Colletti, prima commissario straordinario e poi direttore generale dell’azienda ospedaliera, e Antonio Iacono, direttore del Trauma Center e presidente della commissione esaminatrice, avrebbero fornito le tracce del concorso in anteprima a Cuffaro e Vito Raso, suo braccio destro e già segretario (poi dimessosi) particolare dell’assessore regionale alla famiglia, Nuccia Albano. La coppia Cuffaro-Raso, secondo l’accusa, avrebbe messo a disposizione le domande ad alcuni candidati, in cambio i manager avrebbero ricevuto l’appoggio politico per la riconferma dei loro ruoli dirigenziali.

L’ex governatore ai domiciliari

In parallelo, Cuffaro attende la nuova decisione del Tribunale del Riesame sulla misura cautelare, al momento si trova ancora ai domiciliari da dicembre 2025. Lo scorso aprile infatti la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai suoi legali, annullando con rinvio l’ordinanza che confermava la misura cautelare all’ex governatore contro le accuse di traffico di influenze e corruzione. All’inizio dell’inchiesta, erano finite sotto indagine 18 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti. In seguito però la gip Carmen Salustro non ha riconosciuto gli elementi probatori sulle ipotesi di associazione e di libertà degli incanti, quest’ultimo riqualificato in traffico di influenze, mantenendo però la corruzione. Sei mesi dopo, sotto processo sono finiti solo in 9, per l’altra metà invece potrebbe essere chiesta l’archiviazione.

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