Sicilia, traffico di influenze e corruzione: chiesto il rinvio a giudizio per Totò Cuffaro. Udienza preliminare l’8 maggio
Ventuno anni dopo, l’ex governatore Totò Cuffaro, attualmente ai domiciliari, finisce ancora una volta imputato. Il prossimo 8 maggio si presenterà davanti alla giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia del Tribunale di Palermo, per rispondere dell’accusa di corruzione e traffico di influenze.
A novembre scorso l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Maurizio de Lucia, e dai sostituti Gianluca Di Leo e Andrea Zoppi, ha travolto il leader della Democrazia Cristiana Sicilia e la giunta del governatore Renato Schifano. Sotto indagine sono finite 18 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, per la gestione di alcun appalti nella sanità isolana. In seguito però, la gip Carmen Salustro non ha riconosciuto gli elementi sull’ipotesi accusatoria dell’associazione e della libertà degli incanti, quest’ultimo riqualificato in traffico di influenze, mantenendo però la corruzione. Sei mesi dopo, a processo andranno solo in 9, per l’altra metà potrebbe presto essere l’archiviata.
L’appalto Asp Siracusa
L’ex governatore Cuffaro risponde di corruzione “in qualità di intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie siciliane”, perché avrebbe accettato “la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi” offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, che partecipava alla gara per “l’ausiliariato” bandita, e poi vinta, dall’ASP Siracusa. In questa stessa vicenda, sono indagati per traffico di influenze l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice Srl, che avrebbe ottenuto il subappalto dalla Dussmann, tramite i referenti Marchese e Dammone, grazie all’intermediazione dell’ex deputato Ferdinando Aiello (già Pd e Italia Viva). Si “procede separatamente” invece per il deputato Francesco Saverio Romano (Noi Moderati), ritenuto “amico personale” di Mazzola, e che lo avrebbe introdotto nell’affare, sfruttando il direttore generale dell’Asp aretusea, Alessandro Caltagirone. La posizione del deputato sarà quindi valutata a parte dagli inquirenti, e non si esclude la possibilità di una richiesta di archiviazione. In precedenza, la Camera dei Deputati ha negato l’autorizzazione dei pm di Palermo di acquisire le chat whatsapp di Romano. Anche l’accusa per il dg Caltagirone, che nel frattempo si era autosospeso dall’incarico, potrebbe essere archiviata.
La stabilizzazione degli operatori socio sanitari
La seconda accusa nei confronti di Totò Vasa Vasa è di traffico di influenze, per il concorso pubblico dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, per 15 posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario. Roberto Colletti, prima commissario straordinario e poi direttore generale dell’azienda ospedaliera, e Antonio Iacono, direttore del Trauma Center e presidente della commissione esaminatrice, avrebbero fornito le tracce del concorso in anteprima a Cuffaro e Vito Raso, suo braccio destro e già segretario particolare dell’assessore regionale alla famiglia, Nuccia Albano, che a loro volta li avrebbero messi a disposizione di alcuni candidati. In cambio i manager avrebbero ricevuto l’appoggio politico per la riconferma dei loro ruoli dirigenziali. Cuffaro nella sua memoria difensiva, depositata dai legali Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, ha precisato che tutti gli operatori sono stati in seguito stabilizzati, e di aver fatto “un errore” per aiutare una ragazza.
Niente mazzetta
Manca tra le imputazioni dell’udienza preliminare l’accusa di corruzione per la presunta mazzetta che l’imprenditore Alessandro Vetro, avrebbe fatto avere al dg del Consorzio di bonifica occidentale della Regione Sicilia, Giovanni Giuseppe Tomasino, affinché lo favorisse negli appalti consortili. Soldi che sarebbero transitati, secondo l’accusa iniziale, tra le mani di Cuffaro e del deputato regionale Carmelo Pace (DC), in corsa per la fascia da sindaco di Ribera (Agrigento). Anche per questa ipotesi di reato, potrebbe profilarsi l’archiviazione.