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La rete giudiziaria in tilt in tutta Italia: servizi fermi per il secondo giorno di fila. I magistrati: “Paralisi non più tollerabile”

A partire dal mattino del 6 maggio si è bloccata l'intera infrastruttura informatica del ministero. Via Arenula: "Problema risolto". Ma il giorno dopo la situazione è la stessa
La rete giudiziaria in tilt in tutta Italia: servizi fermi per il secondo giorno di fila. I magistrati: “Paralisi non più tollerabile”
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Per il secondo giorno di fila, avvocati e magistrati di tutta Italia non possono depositare atti, consultare fascicoli, iscrivere notizie di reato o svolgere qualsiasi altra attività in via telematica. A partire dal mattino del 6 maggio, infatti, si è fermata l’intera infrastruttura informatica del ministero della Giustizia, su cui viaggiano i servizi che dovrebbero garantire il processo digitale civile e penale. A chi prova ad accedere compare la classica schermata di errore dei browser web: “Impossibile raggiungere questa pagina“. Il Dipartimento per l’innovazione tecnologica del ministero ha alzato bandiera bianca mercoledì alle 9:30, quando il blocco era già in corso da ore: “Gentili utenti, si comunica che, nella giornata odierna, si stanno verificando disservizi e temporanee interruzioni di alcune funzionalità dei servizi telematici, a causa di problematiche riconducibili al fornitore di rete. Sono attualmente in corso le attività di ripristino e le verifiche sui servizi interessati. Seguiranno tempestivi aggiornamenti”. Dopo ore di stallo, alle 13 da via Arenula è arrivato un messaggio rassicurante: “Si comunica che è stata risolta la problematica in corso e tutti i servizi sono tornati disponibili”. Ma il mattino di mercoledì, al rientro in ufficio, la situazione era la stessa del giorno prima: tutto bloccato. E dal ministero, stavolta, nessuna comunicazione. Così giudici, pm e personale amministrativo hanno iniziato a fare di necessità virtù, tornando alla compilazione manuale e allo spostamento fisico dei fascicoli.

Non è il primo episodio di questo tipo: blocchi temporanei del sistema (in particolare di App, il software per il processo penale telematico) si verificano con cadenza più o meno mensile, ma finora non si erano mai protratti così a lungo. La causa dei crash, a quanto pare, sta nei server del ministero, obsoleti e inadeguati a gestire i software. E a chiamare in causa il dicastero guidato da Carlo Nordio sono i magistrati del gruppo progressista di Area, che in un comunicato parlano di “paralisi non più tollerabile“: “Si tratta dell’ennesimo grave disservizio di una lunga serie di malfunzionamenti e rallentamenti che stanno compromettendo il funzionamento della giurisdizione”, afferma il coordinamento della corrente. “Mentre si pretendono risultati quantitativi sempre più pressanti, con il rischio di sacrificare la qualità della giurisdizione al rispetto di milestone e scadenze, da un lato si sacrifica l’Ufficio per il processo e dall’altro non vengono garantiti strumenti tecnologici efficienti e affidabili”, affondano le toghe. “La digitalizzazione della giustizia non può tradursi in una crescente vulnerabilità del sistema, né nello scarico delle inefficienze organizzative sugli operatori giudiziari. È indispensabile che il ministero assicuri infrastrutture affidabili, continuità operativa e piena trasparenza sulle criticità che continuano a verificarsi”, concludono.

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