Dopo le polemiche per la sponsorizzazione del Met Gala, Jeff Bezos si trova a dover gestire un nuovo, ingombrante, grattacapo. Il problema non è la mancanza di fondi, ci mancherebbe, di quattrini ne ha fin troppi, bensì un eccesso di dimensioni: il fondatore di Amazon starebbe valutando di liberarsi del suo colossale superyacht a vela da 500 milioni di dollari, il Koru. Il motivo? È semplicemente troppo grande per essere gestito. A lanciare l’indiscrezione è la testata statunitense Page Six. Secondo una fonte qualificata citata dal portale, il miliardario — attualmente al quarto posto del Bloomberg Billionaires Index con un patrimonio stimato in 291 miliardi di dollari — starebbe cercando acquirenti in sordina per l’imbarcazione. Se l’operazione andasse in porto, stabilirebbe un primato nel settore navale di lusso: attualmente, secondo il portale specializzato Boat International, il superyacht più costoso sul mercato è il 100 metri “Moonrise”, fermo a “soli” 325 milioni di dollari. La notizia, tuttavia, ha incontrato un freno ufficiale. A pochi giorni dalla pubblicazione dei primi rumors, un portavoce di Jeff Bezos ha dichiarato a Page Six: “Questo non è vero”, ribadendo l’intenzione del magnate di mantenere la proprietà dell’imbarcazione.
Smentite a parte, i problemi logistici legati al veliero lungo 127 metri (417 piedi) sono oggettivi. Secondo i report, il costo operativo per mantenere il Koru e la sua nave di supporto da 75 milioni di dollari (l’Abeona, che trasporta tender, moto d’acqua e un elicottero) ammonta a circa 30 milioni di dollari all’anno. Una spesa irrilevante per Bezos, ma che si somma alle enormi difficoltà di navigazione.
Progettato ispirandosi allo yacht Eos dell’amico miliardario Barry Diller, ma costruito su una scala decisamente più imponente (dinamica che spinse una fonte a dichiarare al New York Post che i miliardari soffrono di “invidia del pene acquatico”), il veliero si è rivelato un ostacolo per la mobilità della coppia. Nel 2025, a causa della sua stazza, all’imbarcazione è stato negato l’ormeggio a Monaco in occasione del Gran Premio. La scorsa estate, durante il matrimonio tra Bezos e Lauren Sánchez, lo yacht non ha ottenuto l’autorizzazione per avvicinarsi alla laguna di Venezia, costringendo i proprietari a ripiegare su un “sontuoso foam party” a bordo in mare aperto. Nel 2023, il New York Times riportò che il Koru era troppo grande persino per attraccare nelle Everglades in Florida, finendo per stazionare in aree industriali accanto a petroliere e navi portacontainer. L’esordio stesso della barca, costruita nei Paesi Bassi da Oceanco nel 2022, scatenò indignazione a Rotterdam, quando i costruttori proposero di smontare lo storico ponte De Hef per farla transitare verso il mare aperto, costringendoli poi, a causa delle proteste civiche, a trainare lo scafo senza alberi.
A questo si aggiunge l’estrema riconoscibilità del mezzo, che priva Bezos della privacy. Lo yacht, dotato di una piscina con fondo in vetro, tre vasche idromassaggio, un eliporto, un equipaggio di 36 persone per 18 ospiti e “cannoni ad acqua pensati per respingere i pirati, ma che probabilmente sarebbero utili anche contro i paparazzi”, è diventato un’attrazione globale. A renderlo unico e difficilmente rivendibile, vi è inoltre una scultura in legno montata a prua, raffigurante una sirena o dea nordica della fertilità che reca le inconfondibili fattezze di Lauren Sánchez. Oltre le questioni di ormeggio e i costi di gestione, la vicenda riflette una profonda mutazione sociale rispetto alla percezione della ricchezza estrema, passata dall’entusiasmo post-lockdown per l’acquisto di yacht isolati a una crescente intolleranza pubblica.
Una dinamica analizzata dall’economista Paul Krugman sulla sua newsletter Substack. Dietro il gossip cantieristico, Krugman vede una questione “un po’ più complessa”: non una semplice ostilità verso il denaro, ma una rivolta contro il ruolo politico di questi oligarchi. Un potere che ha portato questa plutocrazia a non dover nemmeno più “ricorrere all’ipocrisia di fingere di essere virtuosi”. Il fastidio di Bezos per l’eccessiva esposizione mediatica del suo yacht sarebbe il sintomo di una presa di coscienza da parte delle élite. “A quanto pare, ed è per questo che ritengo la questione piuttosto importante, la reazione negativa è abbastanza forte, o almeno abbastanza preoccupante, da metterli in allarme”, scrive Krugman. L’economista conclude con una riflessione netta: “Non credo che le persone come Bezos abbiano davvero paura che le torce e i forconi stiano venendo a prenderli, ma stanno iniziando a rendersi conto che forse non si sono comprati l’immunità totale come pensavano. E questo è un buon segno”.