Moda e Stile

Meryl Streep e Zendaya non vanno al Met Gala 2026 per protesta contro Bezos, assente anche il sindaco Mamdani: ecco cosa sta succedendo e perché in molti invitano al boicottaggio

L'ingresso del fondatore di Amazon come sponsor principale ha scatenato le proteste degli attivisti a New York. Ma Anna Wintour difende i Bezos: "Lauren è una grande risorsa"

di Ilaria Mauri
Meryl Streep e Zendaya non vanno al Met Gala 2026 per protesta contro Bezos, assente anche il sindaco Mamdani: ecco cosa sta succedendo e perché in molti invitano al boicottaggio

Bottiglie piene di liquido giallo abbandonate davanti al Metropolitan Museum, manifesti di protesta affissi per le strade dell’Upper East Side e defezioni eccellenti sul tappeto rosso. Il Met Gala 2026, la vetrina più esclusiva della moda internazionale, si prepara ad andare in scena tra le polemiche. Il motivo della controversia non riguarda il dress code (“Fashion is Art”) o la mostra del Costume Institute, ma i nomi di chi quest’anno firma gli assegni che finanziano la serata: Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez. L’inedita nomina della coppia a principali finanziatori e presidenti onorari dell’evento ha trasformato la serata in un caso politico, sollevando critiche sui diritti dei lavoratori, denunce di influenze politiche e chiamate al boicottaggio.

I manifesti, le bottiglie e l’ombra di Trump

A poche ore dall’inizio dell’evento, la protesta ha preso forma nelle strade di New York. Sui muri adiacenti al museo sono apparsi manifesti con slogan inequivocabili: “Boycott the Bezos Met Gala” e “Bezos Met Gala: portato a voi dall’azienda che alimenta l’ICE” (l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione). La campagna, come si legge sull‘Independent, è stata organizzata dal gruppo attivista britannico Everyone Hates Elon (formazione che si definisce anti-miliardari e prende il nome da Elon Musk). L’azione non si è limitata a qualche manifesto o volantino: centinaia di bottiglie contenenti liquido giallo sarebbero state disseminate attorno al museo, un chiaro ed esplicito riferimento alle passate inchieste giornalistiche secondo cui i dipendenti dei magazzini Amazon sarebbero stati costretti a urinare nelle bottiglie pur di mantenere i ritmi di consegna imposti dall’azienda.

A pesare sull’immagine di Bezos non ci sono solo le questioni sindacali. Le critiche si concentrano anche sui presunti tentativi del miliardario di ingraziarsi l’amministrazione di Donald Trump. A gennaio, Amazon MGM Studios ha rilasciato un documentario su Melania Trump, pagando circa 40 milioni di dollari alla società di produzione della First Lady per assicurarne i diritti. Si rincorrono inoltre voci su una possibile ripresa del reality show The Apprentice, storicamente condotto da Trump, questa volta affidato al figlio Donald Trump Jr. A fronte di questi malumori, la rottura con la tradizione del Met Gala – che solitamente vede storiche case di moda o marchi del lusso nel ruolo di sponsor principale – ha fatto sollevare più di un sopracciglio, avvalorando le speculazioni di chi ritiene che Bezos voglia farsi strada nell’editoria del settore acquistando Condé Nast, il colosso dell’editoria americano proprietario di diverse testate tra cui Vogue. Insomma, se così fosse la realtà ricalcherebbe la finzione, Il Diavolo Veste Prada 2 si avvererebbe.

Il rifiuto di Meryl Streep e l’assenza di Zendaya

Le tensioni politiche si riflettono direttamente sulla lista degli invitati. Il primo strappo formale è arrivato dal sindaco socialista di New York, Zohran Mamdani, che ha confermato la sua assenza, rompendo una consolidata tradizione istituzionale. Sul fronte delle star hollywoodiane, al momento spiccano due assenze “illustri”. La prima è quella di Meryl Streep, che sta destando molto scalpore soprattutto considerando che coincide con l’uscita nelle sale de Il Diavolo Veste Prada 2, pellicola in cui interpreta Miranda Priestly (personaggio notoriamente ispirato ad Anna Wintour) e che il film si apre proprio con una scena del suo arrivo al Met Gala. Secondo quanto riportato dal Daily Mail e suggerito dalla biografa della Wintour, Amy Odell, a Streep (nota per le sue posizioni democratiche e le aspre critiche a Donald Trump) sarebbe stato proposto il ruolo di co-conduttrice della serata ma l’attrice avrebbe rifiutato proprio a causa del coinvolgimento dei Bezos.

I rappresentanti dell’attrice, contattati dall’Independent, hanno cercato di smorzare le polemiche fornendo una versione ufficiale più distaccata: “Meryl è stata invitata al Met Gala per molti anni ma non ha mai partecipato. Sebbene apprezzi Vogue, Anna e la sua incredibile immaginazione e resistenza, non è mai stata esattamente la sua scena”. Tuttavia, le figlie della Streep, Grace e Mamie Gummer, così come le co-star del film Emily Blunt e Stanley Tucci, dovrebbero essere regolarmente presenti. La seconda assenza di rilievo, confermata anche da Elle, è quella di Zendaya. L’attrice, vera e propria regina delle ultime edizioni del Gala (ha partecipato a sette edizioni consecutive, fungendo anche da co-chair), quest’anno non ci sarà. Anche nel suo caso, la versione “ufficiale” riferisce che ha scelto di prendersi una pausa dai riflettori dopo aver affrontato, quasi in contemporanea, i press tour per il film The Drama e la terza stagione della serie Euphoria. Dulcis in fundo i rumors riguardano anche Lady Gaga, che, pur non essendo mai stata confermata ufficialmente, sembrerebbe destinata a saltare l’appuntamento.

La difesa di Anna Wintour

Nonostante la pioggia di critiche e le defezioni (anche a fronte di biglietti che quest’anno sfiorano i 100.000 dollari), i vertici organizzativi tirano dritto. Anna Wintour aveva già tentato di sedare il malcontento lo scorso novembre durante un’intervista alla Cnn: “Penso che Lauren sarà una risorsa meravigliosa per il museo e per l’evento. Sono molto grata per la sua incredibile generosità, è una grande amante del costume e ovviamente della moda, quindi siamo entusiasti che faccia parte della serata”. I Bezos (convolati a nozze lo scorso anno in una sfarzosa cerimonia a Venezia e che, stando alle indiscrezioni, avrebbero speso circa 10 milioni di dollari per la sponsorizzazione del Gala) si uniranno dunque ai 450 ospiti, sotto l’egida di un tema, “Fashion Is Art”, che si prefigge di analizzare la centralità del corpo vestito. Un corpo che, in questa edizione 2026, sembra più politico che mai.

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