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“Sono stati 17 anni di torture tra ospedali, speranze improvvise e abissi di disperazione. Mio figlio Arrigo ha lottato come un leone”: così Roberto Vecchioni

Il cantautore a Sky Inclusion Days sull'importanza di chiedere aiuto, essere ascoltati e superare lo stigma

di Redazione FqMagazine
“Sono stati 17 anni di torture tra ospedali, speranze improvvise e abissi di disperazione. Mio figlio Arrigo ha lottato come un leone”: così Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni è stato ospite degli Sky Inclusion Days, oggi 27 maggio, ha parlato della perdita di suo figlio Arrigo: “Quattro figli come quattro aironi, e uno che a un certo punto ha perso un’ala. La frattura non è stata solo nella salute, ma nella relazione: quel “io non ti capisco più, tu non mi capisci più” che incrina la fiducia reciproca e apre la porta a un percorso difficile, fatto di diagnosi, tentativi, ricadute”.

E ancora: “È così che la famiglia scopre la bipolarità, una malattia che troppo spesso non viene riconosciuta come tale, ma vissuta come “una diversità incomprensibile, qualcosa da cui tenersi lontani. Sono stati 17 anni di tortura per la fatica quotidiana di chi attraversa ospedali, speranze improvvise, momenti di energia incontenibile seguiti da abissi di disperazione. Arrigo ha lottato come un leone, affrontando la prova più dura per chi convive con un disturbo mentale: riuscire a stare insieme agli altri, sentirsi parte del mondo”.

“In Italia un ragazzo su sette soffre di una malattia mentale, e il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani – ha continuato -. Perché loro sono così e io sono in questo modo?”.

Vecchioni ha aggiunto poi: “È un fondamento dell’essere umano, eppure oggi sembra sgretolarsi in un mondo percepito come duro, competitivo, ostile. Senza fiducia negli altri, non si va da nessuna parte”.

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