Delitto di Garlasco – Il silenzio strategico di Sempio e le domande in stand by dei pm di Pavia su video, scontrino e telefonate
La verità sullo scontrino del parcheggio di Vigevano, gli spostamenti di quella mattina del 13 agosto 2007, i contatti telefonici di quel giorno. E ancora: le sue telefonate nei giorni precedenti il 13 agosto. I suoi rapporti con Chiara Poggi e anche in che modo frequentava la villetta di via Pascoli a Garlasco. Senza dimenticare l’utilizzo del computer di Chiara Poggi, la visione, se casomai avvenne, dei video intimi salvati dentro a una cartella.
Tante e circostanziate sarebbero state le domande che la Procura di Pavia avrebbe voluto rivolgere ad Andrea Sempio. Avrebbe, perché alla fine la decisione è stata presa: l’unico indagato e l’unico, secondo i pm, esecutore dell’omicidio di Chiara Poggi non risponderà alle domande dei magistrati della Procura di Pavia. Il 38enne di Garlasco si presenterà in Procura, come da convocazione ricevuta, ma si avvarrà della facoltà di non rispondere. Dunque niente interrogatorio, visto che, hanno spiegato i suoi legali, l’indagine è ancora nella fase preliminare e gli atti non sono sul tavolo. Scelta legittima, dunque. E però l’elenco dei quesiti, solo ad analizzarlo, fa comprendere la direzione dell’indagine e le sue puntellature.
Il movente e i video sul computer
A partire prima di tutto dal movente. Che per la Procura di Pavia è a sfondo sessuale e cioè, alla lettera, “aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Un dato che secondo gli inquirenti si collega ai video intimi di Chiara Poggi e che la vittima aveva salvato sul suo pc. Lo stesso computer che veniva utilizzato anche da altre persone. Tra queste Sempio, il quale con Marco Poggi, fratello di Chiara, condivideva la passione per i videogiochi. Giocavano solamente dunque? Marco Poggi, che sarà sentito contemporaneamente a Sempio, in passato ha spiegato di non aver mai visionato quei video. Resta rilevante, secondo la Procura, che la vittima abbia protetto quella cartella con una criptatura solo pochi giorni prima del suo omicidio. Sul tema del movente vi sono poi altri due ambiti di domande.
Le telefonate e le tracce genetiche
Il primo riguarda le tre telefonate che Sempio fa a casa Poggi, quando la vittima è sola nella villetta perché fratello e genitori sono in vacanza in montagna. Infatti, su ventitré telefonate, in entrata e in uscita, intercorse tra l’utenza di casa di Chiara Poggi e quelle di Andrea Sempio, tra abitazione e cellulare, risulta che “Andrea Sempio in otto mesi non ha mai chiamato l’abitazione dei Poggi se non solo tra il 7 e l’8 agosto 2007”. Il dato sarà definito “unico e certo” dagli inquirenti.
La ricostruzione si basa sull’analisi dei tabulati dal primo gennaio all’otto agosto e solleva, secondo chi indaga, forti dubbi sulle tre telefonate note fatte da Sempio tra le 17:42 del 7 e le 16:50 dell’8 agosto. Telefonate giudicate anomale rispetto a quelle del 21 gennaio, 14 luglio e 4 agosto, sempre a tarda sera. Tutte telefonate molto probabilmente fatte da Marco Poggi con il cellulare dell’amico. Rispetto alle chiamate del 7 agosto, l’allora 19enne dirà agli inquirenti, che lo sentono tre volte tra il 2007 e il 2017, di aver chiamato per parlare con Marco Poggi che però a quelle date era già in Trentino. Il secondo ambito riguarda poi le tracce del profilo maschile del Dna della linea parentale maschile di Sempio individuato sulle unghie della vittima. L‘impronta genetica parziale e non attribuibile con certezza, secondo la prospettazione dell’accusa, potrebbe essere stata lasciata durante “la prima colluttazione”, quando poi Chiara Poggi viene colpita al volto e cade a terra.
L’alibi, lo scontrino e i movimenti
Al movente, ritenuto dai pm di tipo sessuale, si allacciano tutte le domande sull’alibi. In questo caso, i pm avrebbero voluto fare definitiva chiarezza sullo scontrino del parcheggio di Vigevano che riporta l’orario delle 10.18. Sempio lo consegnerà ai carabinieri un anno dopo l’omicidio a dimostrare un alibi non richiesto. In quel momento l’allora 20enne non è certamente indagato. All’epoca, con l’orario della morte spostato verso la tarda mattina, non risulta un alibi. Lo diventerà, casomai, quando la Cassazione, condannando definitivamente Alberto Stasi, fissa le lancette dell’omicidio tra le 9.12 e le 9.35.
Quel biglietto, in realtà, secondo Roberto Freddi, già amico di Sempio, non è un alibi ma un indizio. Lo dichiarerà in televisione. In questa chiave sarebbero state le domande dei pm. Il tutto si lega all’incertezza di chi abbia realmente prelevato quel biglietto, Sempio o la madre. Daniela Freddi, quando il 28 aprile 2025 viene sentita dai carabinieri, interrompe il verbale che poi non riprenderà più per un malore. Succede quando gli inquirenti le fanno il nome di un vigile di Vigevano, quantomeno un conoscente della donna, visto che la sera del 12 agosto vengono censiti almeno due messaggi con l’uomo. Gli sms si ripetono anche il giorno dell’omicidio mentre la donna aggancia le celle di Garlasco, prima presso casa e poi a Gambolò. Qui, tra le 8.47 e le 9.09, invia al pompiere tre messaggi, poi il telefono non si attiva più.
E sul tema delle celle agganciate da Sempio la mattina del 13 agosto, la Procura ha riletto i tabulati dell’epoca. Il dato rilevante è che i sette eventi censiti sul cellulare di Sempio a partire dalle 9.58 del 13 agosto, circa 20 minuti dopo l’ora dell’omicidio, fino alle 12.18 collocano il telefono sotto la cella di Garlasco compatibile con l’indirizzo di casa di allora e mai a Vigevano. Il secondo evento rilevato dal suo cellulare, un sms dall’amico Mattia Capra, è delle 11.10 e conferma la sua presenza a Garlasco. L’ultimo evento è delle 12.18 e indica un sms in uscita. Inoltre, l’analisi dei tabulati inizia alle 9.58, mentre l’ora della morte di Chiara viene collocata al massimo alle 9.35. Ma non ci sono solo gli spostamenti della mattina dell’omicidio: i magistrati avrebbero voluto chiedere all’indagato anche i movimenti all’interno della villetta di via Pascoli. In questo il riferimento è all‘impronta 33, quella censita sul muro destro che conduce lungo le scale verso la cantina e che, non insanguinata, i pm attribuiscono a Sempio. Quella traccia indicherebbe movimenti più ampi oltre a quelli ristretti alla stanza di Chiara Poggi e al suo pc. Insomma, ci sarebbe stato molto da chiarire. Ma, ripetiamo, Andrea Sempio ha tutto il diritto di non rispondere.