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Garlasco, ecco l’audio con cui i pm accusano Sempio. E perché puntano su una chiavetta usb. La difesa: “La ricostruzione non regge”

La trascrizione delle intercettazioni, per gli avvocati, è lacunosa e per lunghi tratti incomprensibile. Ma la Procura trova un'incongruenza sulla "pennetta usb"
Garlasco, ecco l’audio con cui i pm accusano Sempio. E perché puntano su una chiavetta usb. La difesa: “La ricostruzione non regge”
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I presunti video intimi da una parte, le telefonate nel giorno dell’omicidio dall’altra. Alla base, le intercettazioni che la Procura di Pavia ha calato ieri durante l’interrogatorio nei confronti di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova indagine sulla morte di Chiara Poggi. A distanza di otto anni, una “cimice” installata nell’auto del commesso 38enne ha registrato frasi inedite e sconnesse che secondo i pubblici ministeri inchiodano Sempio, dimostrando che la giovane avrebbe rifiutato le sue avance e che lui, dopo aver visto il video della 26enne con Alberto Stasi, ne avrebbe fatto la sua ossessione.

La registrazione ambientale risale al 14 aprile del 2025, poco più di un mese dopo l’informazione di garanzia che gli era stata notificata a fronte delle nuove indagini. Ecco la trascrizione: “Delle tre chiamate – dice Sempio, parlando da solo e imitando ogni tanto una voce femminile – le hai detto ‘non ci voglio parlare con te’ […] era tipo io gli ho detto ‘riusciamo a vederci?’ […] e lei mi ha messo giù […] ha messo giù il telefono. Ah ecco che fai la dura ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo. Lei dice ‘non l’ho più trovato il video’ […] io ho portato il video […] anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho dentro la penna, va bene un cazzo”.

Secondo la Procura l’intercettazione sconfessa Sempio in merito alle telefonate dirette a casa Poggi: l’uomo, già nel 2007, aveva dichiarato di aver telefonato al fratello Marco, suo amico, in quei giorni in vacanza coi genitori. Per gli inquirenti, invece, le telefonate erano dirette a Chiara, che lo avrebbe respinto, con tanto di cornetta buttata giù. In più ammetterebbe di aver visto il video intimo tra la stessa Chiara e Alberto Stasi. In sostanza, un possibile movente del delitto. Un elemento ulteriore risiede nel riferimento alla “penna”, vale a dire alla chiavetta usb. Particolare, questo, che per i pm sono una quasi una confessione, poiché fino a quel momento nessuno aveva parlato dei video salvati sulla chiavetta. Chiara Poggi, infatti, li aveva cancellati, ma solo chi li aveva visti per davvero – è questa la linea dell’accusa – poteva sapere dell’esistenza della penna usb.

Ma per la difesa la ricostruzione dei magistrati guidati dal procuratore Fabio Napoleone non regge, perché Sempio in quell’occasione stava semplicemente facendo riferimento ad elementi ascoltati in tv. I legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia parlano anche di trascrizioni infarcite di “non comprensibile”. Da quanto si apprende, gli avvocati stanno recuperando “il podcast” che il commesso 38enne stava ascoltando proprio quel 14 aprile dello scorso anno, a seguito dell’ascolto del quale il loro assistito avrebbe fatto riflessioni e commenti estemporanei e confusi.

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