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Cubo Nero, 15 indagati nell’inchiesta di Firenze: c’è anche l’ex soprintendente Pessina. Il Comune: “Fiducia nella magistratura”

Ipotesi di falso e violazioni paesaggistiche sull’edificio sorto nell’area Unesco dell’ex Teatro Comunale. Scontro politico: il comitato contro il “Sistema Firenze”, il Comune replica e difende i dirigenti: "Inqualificabili attacchi"
Cubo Nero, 15 indagati nell’inchiesta di Firenze: c’è anche l’ex soprintendente Pessina. Il Comune: “Fiducia nella magistratura”
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Falso ideologico, abuso edilizio e violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Sono questi i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “Cubo Nero”, la discussa costruzione realizzata al posto dell’ex Teatro Comunale in un’area sottoposta a vincolo Unesco e da mesi al centro di polemiche per il suo impatto sul panorama cittadino. Tra gli indagati figura ora anche l’ex soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Firenze, Prato e Pistoia Andrea Pessina, che nei giorni scorsi è stato ascoltato dagli inquirenti e ha risposto alle domande. La sua posizione si aggiunge a quella degli altri soggetti coinvolti nell’indagine, molti dei quali nelle settimane precedenti si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, scegliendo in alcuni casi di depositare memorie scritte. Il fascicolo, aperto nell’agosto 2025 e coordinato dal procuratore capo Rosa Volpe e dall’aggiunto Marilù Gattelli, conta ora 15 persone indagate.

Gli indagati e le accuse

Oltre a Pessina, risultano coinvolti dirigenti e funzionari della Direzione Urbanistica del Comune di Firenze, tra cui Eleonora Cisternino e Stefania Fanfani, e dell’ufficio edilizia privata, come Elisabetta Fancelli e Annalisa Pontenani. Sotto la lente anche i componenti della Commissione paesaggistica comunale — Alessandro Foggi, Adele Goretta Caucci, Alessandro Bellini e Michele Martino — oltre alla responsabile del procedimento Francesca Fabiani, alla proprietà dell’immobile e ad altri soggetti legati alla progettazione e alla cessione dell’area. Tra questi figurano anche Marco Sangiorgio, ex direttore generale della Cassa depositi e prestiti all’epoca della vendita dell’ex teatro, e gli architetti progettisti Vittorio Grassi, Stefano Boninsegna ed Enrico Santi. Per quanto riguarda Pessina, le accuse riguarderebbero il falso legato al parere espresso durante l’iter autorizzativo e la presunta violazione del testo unico sul paesaggio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i funzionari comunali e i membri della commissione paesaggistica avrebbero contribuito “alla realizzazione” dell’edificio “in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico e collocata in un’area di notevole interesse pubblico – sulle rive dell’Arno – in assenza di un permesso a costruire valido”. Il titolo edilizio sarebbe infatti considerato illecito perché “l’intervento non era conforme alla disciplina urbanistica edilizia vigente in quanto la documentazione progettuale approvata e allegata era diversa rispetto al progetto approvato in sede di conferenza di servizi e a quello approvato col piano di recupero”. Non solo: secondo quanto emerge dall’inchiesta, il progetto avrebbe subito modifiche sostanziali, tra cui “modifiche sostanziali delle altezze (piani in più e più volumi) rispetto ai contenuti del piano di recupero approvato dalla Conferenza dei servizi e dalla delibera del Consiglio Comunale del dicembre 2018”. Inoltre, il permesso a costruire sarebbe stato rilasciato “sulla base di un’autorizzazione paesaggistica falsa, e quindi nulla”.

Nel mirino degli investigatori — Guardia di finanza e carabinieri — c’è l’intero iter amministrativo e urbanistico, ricostruito attraverso l’analisi di migliaia di file e faldoni acquisiti negli uffici della soprintendenza e della Direzione urbanistica di Palazzo Vecchio. Una vicenda lunga oltre dodici anni, che affonda le sue radici nella dismissione e successiva demolizione dello storico Teatro Comunale. Un passaggio chiave riguarda proprio le valutazioni della Soprintendenza. Secondo l’accusa, nell’aprile 2020 Pessina e Fabiani avevano espresso un parere negativo, ritenendo che “l’intervento non risultava compatibile paesaggisticamente con il contesto di inserimento” e rilevando “elementi progettuali peggiorativi nella configurazione dell’involucro esteriore” rispetto al piano di recupero approvato. Pochi mesi dopo, però, nell’agosto dello stesso anno, sarebbe stato adottato un “provvedimento favorevole vincolante”, in cui — sempre secondo la Procura — “attestavano falsamente che le modifiche apportate… permettevano di superare le criticità rilevate ed esprimevano limitatamente alla compatibilità paesaggistica dell’intervento”. Un cambio di valutazione che rappresenta uno dei nodi centrali dell’indagine.

La polemica del comitato “Salviamo Firenze x viverci”

Nel frattempo, sul caso si è acceso anche lo scontro pubblico. Il comitato “Salviamo Firenze x viverci” ha attaccato duramente l’assetto urbanistico cittadino, parlando apertamente di “Sistema Firenze”. “L’avviso di garanzia all’architetta Stefania Fanfani è l’avviso di garanzia all’urbanistica fiorentina e il ‘Sistema Firenze’”, si legge in una nota firmata dal presidente Massimo Torelli. Il comitato descrive Fanfani come figura chiave: “è la dirigente del Sistema Firenze, ha guidato e ideato scelte, ha forgiato norme, ne ha rappresentato il perno decisionale”. E ancora: “Al vertice della Direzione urbanistica del Comune di Firenze, è nominata nel 2009 da Renzi, confermata da Nardella e quindi dalla Funaro: sedici anni di continuità che plasmano il governo delle trasformazioni urbane”. Nel mirino finiscono le politiche urbanistiche degli ultimi anni: “Dal Piano strutturale 2010 al Piano operativo 2025, l’urbanistica fiorentina offre l’assetto normativo e previsionale più consono ai grandi investimenti immobiliari: un vuoto della pianificazione pubblica che garantisce massima libertà ai colossi finanziari attratti a Firenze per investire sui cosiddetti ‘buchi neri’”.

Il comitato parla di “clima di laissez-faire sostenuto da ‘schede norma’ che a dispetto del nome non hanno alcun effetto normativo”, di “varianti redatte ad hoc dagli stessi architetti”, di “monetizzazioni degli standard urbanistici concesse senza freni” e di “semplificazioni procedurali”. E sottolinea come “caso unico in Italia, nel 2018 il Comune di Firenze, con variante urbanistica, cancella paradossalmente l’obbligatorietà del restauro sui beni vincolati”. “La città non regge, ci sono altre inchieste: serve un ‘cessate il fuoco’, una moratoria immediata dei progetti previsti e in corso”, conclude il comitato.

La risposta del Comune: “Fiducia nella magistratura”

A queste accuse ha risposto l’assessora comunale all’Urbanistica Caterina Biti, difendendo l’operato degli uffici e respingendo gli attacchi. “È inaccettabile che qualcuno si permetta di parlare con inqualificabili attacchi personali riguardo a professionisti che guidano gli uffici del nostro Comune, riconosciuti da anni per la qualità del loro lavoro ai massimi livelli, a iniziare dalla direttrice del settore Urbanistica Stefania Fanfani a cui va la nostra solidarietà”. “Abbiamo fiducia nella magistratura, siamo sicuri che i nostri uffici riusciranno a dimostrare la correttezza del loro operato e confidiamo che si arrivi nel più breve tempo possibile ad una conclusione della vicenda dell’ex Teatro Comunale”, aggiunge Biti.

L’assessora rivendica anche l’apertura al confronto, ma respinge le posizioni del comitato: “Non possiamo confrontarci con chi intende soltanto bloccare la nostra città, ma rispondiamo alle cittadine e ai cittadini di Firenze che durante confronti anche critici e serrati pongono in ogni caso l’interesse della città come prioritario”. E conclude: “Non abbiamo ancora capito cosa voglia davvero il Comitato dal momento che dai suoi esponenti non abbiamo ancora ascoltato una sola proposta, né l’indicazione di una prospettiva; l’unico loro obiettivo pare essere l’eliminazione di un supposto e non meglio precisato ‘sistema’, che viene narrato dagli esponenti del Comitato senza elementi comprovati e secondo i più classici canoni del complottismo”.

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