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Bologna torna a viaggiare a 30 all’ora: 22 ordinanze e le strade schedate, così Lepore ha ‘superato’ il Tar

L'amministrazione era stata stoppata da una sentenza su ricorso di tassisti e FdI. Ma con un lavoro mastodontico, la "Città 30" è tornata. Il sindaco: "Un grande lavoro"
Bologna torna a viaggiare a 30 all’ora: 22 ordinanze e le strade schedate, così Lepore ha ‘superato’ il Tar
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Bologna torna a viaggiare a non più di 30 chilometri all’ora nel 70% delle strade della città, con la reintroduzione, da parte dell’amministrazione, della “Città 30”. Il provvedimento, che si è scontrato prima contro lo scoglio del ministero dei Trasporti e del suo titolare, Matteo Salvini, poi contro una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che, il 20 gennaio scorso, l’ha annullato, è di nuovo in vigore sotto le Due Torri dall’inizio della settimana. Il sindaco Matteo Lepore e la sua giunta, che non si sono mai arresi, alla fine l’hanno spuntata, ma non senza un percorso travagliato durato oltre due anni.

L’introduzione e la battaglia con Salvini

Tutto inizia il 16 gennaio 2024, quando entra in vigore la “Città 30”, anticipata da una campagna di duro attacco da parte del centrodestra che prova anche a indire, insieme ad alcuni comitati cittadini contrari al provvedimento, un referendum consultivo, ma poi non raggiunge il numero sufficiente di firme. E, fin da subito, compare un detrattore del provvedimento imprevisto, ma di peso, il vicepremier e ministro dei Trasporti Salvini, che lo definisce “una scelta ideologica, punitiva e surreale, che blocca la città” e parla addirittura di “comunismo del traffico”. L’amministrazione di Lepore tira dritto, non senza cercare un dialogo con il governo, ma il 1° febbraio Salvini firma una direttiva sui limiti di velocità nei Comuni che precisa che i 50 km/h devono essere la regola, mentre i 30 devono essere limitati a specifiche zone e dispone che i Comuni giustifichino, strada per strada, la riduzione della velocità. Palazzo D’Accursio va avanti.

L’impatto dei nuovi limiti

“Abbiamo posto alla nostra comunità e al Paese l’obiettivo di ridurre la velocità per salvare vite e rafforzare la sicurezza stradale”, sottolinea il sindaco che aggiunge: “Il ministro dei Trasporti non disapplicherà le ordinanze sulla Città 30, perché stiamo rispettando il Codice della strada”. Ed effettivamente, a parte qualche attacco sporadico da parte del vicepremier e la costante opposizione del centrodestra, la Città 30 riesce a festeggiare il secondo compleanno. Intanto è tempo di bilanci e il Comune di Bologna fa sapere che, nel 2024, nessun pedone in città è stato ucciso, quelli investiti si sono ridotti del 16% e il numero delle persone decedute in incidenti stradali è stato di dieci (il 49% in meno), mentre i sinistri sono calati di oltre il 13%. Dati subito contestati dal centrodestra, ma che danno un’ulteriore spinta al provvedimento, a cui i bolognesi sembra ormai si stiano abituando.

La sentenza del Tar: una nuova tegola

A gennaio di quest’anno, però, arriva una nuova tegola in testa per l’amministrazione: il Tar dell’Emilia-Romagna annulla il provvedimento che aveva istituito la Città 30. A fare ricorso erano stati due tassisti e l’europarlamentare di FdI, allora consigliere comunale, Stefano Cavedagna. In particolare il Tar, come già recitava la direttiva di Salvini, dispone che il limite dei 30 orari debba essere motivato strada per strada e non generalizzato. La soddisfazione del centrodestra è grande e il ministro Salvini dichiara subito: “Bene la decisione del Tar, il nuovo codice della strada dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale che, però, va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate per proteggere alcune aree sensibili”.

Strade “schedate” in anticipo. E si riparte

La sentenza, in un primo momento, sembra quasi segnare la fine del provvedimento che riguarda migliaia di strade, troppe da poter “schedare” una per una, a meno di non metterci oltre un anno. Un lavoro certosino che però, a sorpresa, in una conferenza stampa convocata nei giorni successivi, il sindaco rivela che è quasi terminato. “In quest’anno – spiega – il Comune, in vista di questa possibile sentenza del Tar, ha lavorato al nuovo provvedimento che è quasi pronto, con un’istruttoria eseguita su migliaia di strade, come ci chiede il Tar”. Molti pensano a una boutade per prendere tempo, il centrodestra ci spera, ma esattamente tre mesi dopo, lunedì scorso, l’amministrazione ripristina la Città 30 con ben 22 ordinanze, ognuna delle quali racchiude le schede tecniche dettagliate di ogni strada che tornerà al limite dei 30 chilometri all’ora, in tutto 258 km su 365, e annuncia una fase 2 del provvedimento.

Il sindaco: “Un grande lavoro. E ora la fase 2”

“Abbiamo rispettato la sentenza del Tar e le linee guida del Governo – spiega il sindaco Matteo Lepore a Ilfattoquotidiano.it -, con un provvedimento molto più burocratico, ma abbiamo fatto un grande lavoro e voglio ringraziare i miei uffici. L’obiettivo è arrivare a zero morti nelle strade e abbiamo già, in due anni, dimezzato questo numero: significa che è la strada giusta e vogliamo continuare”. La fase 2 – rimarca – è “fatta di 100 zone della città che vogliamo mettere in sicurezza, attraverso vari investimenti. Abbiamo anche già fissato gli obiettivi che, da qui al 2030, ci porteranno a raggiungere il risultato di eliminare i morti nelle strade”. Il centrosinistra bolognese esulta per il ritorno della Città 30, mentre FdI presenta un’interrogazione alla Giunta della Regione, a firma di Marta Evangelisti e Francesco Sassone, per sapere ”se il modello adottato, dopo l’intervento del Tar, sia pienamente conforme al codice della strada e alla giurisprudenza amministrativa”. Da Salvini, invece, finora nessuna dichiarazione.

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