Si chiama Vittorio Emanuele perché il padre “era perfettamente monarchico. Umberto II è stato il testimone di nozze dei miei genitori”. Stiamo parlando di Parsi, che si è raccontato al Corriere della Sera e che, a differenza del papà, monarchico non è mai stato: “Si può essere sinceri democratici anche volendo la monarchia ma io non ho mai pensato ad alternative alla repubblica”.
E leggendo la chiacchierata con il quotidiano di Via Solferino si scopre che Vittorio Emanuele Parsi non è mai stato uno studente modello ma che faceva “il minimo sindacale per non essere bocciato a fine anno”. Gli anni degli studi fino al suo primo voto (“Forse al partito liberale”), i voti successivi (“Ho votato anche per i repubblicani, i radicali, i socialisti. Mai per i democristiani, mai per i comunisti, mai per i fascisti”), il suo pensiero sul fascismo e se sia ancora un rischio per l’Italia: “In senso stretto, no. Però in Italia c’è una grande inclinazione verso il populismo e l’ipersemplificazione. E populismo e ipersemplificazione sono il brodo di coltura per orientamenti politici illiberali. Il vero rischio per l’Italia è essere illiberale”.
“Ho lavorato in pubblicità e anche nel marketing di un’importantissima multinazionale”
La chiacchierata è lunga e tocca anche quello che Parsi ha fatto prima di diventare accademico, per esempio il pubblicitario: “Ho lavorato in pubblicità e anche nel marketing di un’importantissima multinazionale, Unilever (…). Il mio campo erano i prodotti per capelli. Sono stato il più giovane product manager di Unilever in tutta Europa”. L’abbandono di questo impiego per seguire la carriera accademica per guadagnare “meno della metà di quanto guadagnavo in azienda” e ora il ritorno in libreria con “Contro gli imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale“. Chi è Donald Trump, domanda d’obbligo: “Essenzialmente un leader corrotto. Un leader che ha usato e usa il suo potere per arricchirsi in maniera illecita”. L’Europa, a parere di Parsi, deve decidere “se affidarsi alla speranza che qualcun altro risolva i problemi al suo posto o se assumersi la responsabilità di essere protagonista del proprio destino”.
Non manca l’amore, perché il suo libro è dedicato alla moglie Tiziana Panella: “Ha tirato fuori il meglio che c’era in me e poi ha aggiunto il suo. Vivo in maniera diversa da quando sto con lei; e vivo con maggiore consapevolezza anche le cose preziose che avevo prima di lei, a cominciare dalle mie tre figlie”.