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Mille euro al mese per i superbravi calabresi, a prescindere dal reddito. “Occhiuto è un Robin Hood al contrario”

Lo aveva annunciato in campagna elettorale, ora lo ha fatto: ma il provvedimento del governatore sta creando un mare di polemiche in Calabria, "dove dopo la laurea sorge il vero problema, visto che non c'è nulla". Nel mirino delle critiche anche e soprattutto il fatto che non si tenga contro delle condizioni economiche degli studenti. E i dati sui laureati pongono seri dubbi sull'applicabilità reale della trovata del presidente regionale
Mille euro al mese per i superbravi calabresi, a prescindere dal reddito. “Occhiuto è un Robin Hood al contrario”
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“Venghino signori, venghino”. L’immagine è quella dei giostrai che, per invogliare i bambini a salire sull’altalena, promettono la possibilità di vincere un premio o quantomeno un giro gratis. Le parole del presidente della Calabria Roberto Occhiuto ovviamente sono diverse, ma il tono è quello se si ascoltano i reel pubblicati in queste settimane su Instagram e su Facebook per annunciare il “reddito di merito”.

Lo spot del Presidente

“Chi studia impegnandosi al massimo, in Calabria ha la Regione che lo premia. L’avevo promesso e l’ho fatto” dice il vicesegretario nazionale di Forza Italia. E ancora: “È approvato, approvato. È approvato il ‘reddito di merito’: avranno 1000 euro al mese da spendere come vogliono purché mantengano una media alta, purché si mantengano in corso con gli esami, purché rimangano in Calabria e costruiscano il futuro della Calabria”. Sarà il tempo a stabilire se si tratta di un provvedimento che possa contrastare “la fuga di cervelli” calabresi o, piuttosto, il solito “spot” lanciato da Occhiuto durante le regionali che, a novembre, lo hanno confermato alla guida della Calabria. Intanto il governatore è entusiasta: “Con l’attuazione di questa misura ho mantenuto l’impegno preso in campagna elettorale. È un provvedimento concreto per contrastare l’emigrazione giovanile, che spesso inizia proprio con la scelta dell’ateneo fuori regione. I dati AlmaLaurea dimostrano chiaramente che i nostri poli di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria sono eccellenze che garantiscono lavoro immediato, con picchi del 99% in settori come ingegneria e informatica. Trattenere i talenti significa non impoverire il capitale sociale del territorio e sollevare le famiglie da pesanti sacrifici economici. Vogliamo dare ai nostri ragazzi un motivo forte per restare e una regione pronta a valorizzare il loro studio: la Calabria”.

La delibera ancora non pubblicata. E il protocollo che rimanda a una convenzione

Al di là della discutibile scelta di equiparare studenti con redditi elevati a quelli con un Isee di poche migliaia di euro (per i quali, peraltro, le borse di studio risultano spesso insufficienti a coprire i costi universitari), le intenzioni restano certamente nobili. Come e se funzionerà il “reddito di merito”, però, è un’altra cosa. E al momento è anche difficile fare previsioni visto che, a 11 giorni dall’approvazione della delibera di giunta regionale numero 143 del 9 aprile 2026, sul sito istituzionale non c’è traccia del provvedimento con cui la Regione ha finanziato, “per l’anno accademico 2026/2027, per l’importo di 15 milioni di euro, la misura di sostegno denominata ‘Reddito di merito – Incentivo all’eccellenza per studenti meritevoli’”. L’unica certezza è che il protocollo, firmato da Occhiuto e dai rettori delle università calabresi (individuati “quali soggetti attuatori”), dice poco o nulla rispetto a come si svilupperà l’incentivo promesso dalla Regione. Paradossalmente, è più chiara la nota distribuita dall’ufficio stampa il giorno della firma, apposta su un tablet gigante, con tanto di foto opportunity e reel sui social. Composto da tre pagine e quattro articoli, infatti, a parte l’oggetto e le finalità del “reddito di merito”, il protocollo rimanda a un’“apposita convenzione operativa per la regolamentazione degli impegni e degli obblighi relativi alla gestione amministrativa e finanziaria dell’intervento in conformità alla normativa applicabile”.

La convenzione dovrà essere stipulata “entro 15 giorni” dal “competente Dipartimento regionale” e dalle “competenti strutture amministrative” degli atenei. Saranno questi ultimi a stabilire “in particolare: i requisiti e le modalità di accesso al beneficio; le modalità di erogazione del “reddito di merito”; gli aspetti amministrativi, contabili e finanziari; le attività di rendicontazione, controllo e monitoraggio”. Su una cosa non ci sono dubbi: “La situazione reddituale dello studente non costituisce requisito di accesso al beneficio”. Sullo stesso piano, quindi, tanto il “figlio di papà” con una famiglia alle spalle che lo finanzierebbe comunque, quanto chi cerca di conciliare studio, lavoro e famiglia con sacrifici, responsabilità e problemi economici. Per tutti “l’importo del reddito di merito – si legge – può arrivare fino a euro 1.000 mensili per una dote economica massima riconoscibile di euro 12.000 per il primo anno di attivazione della misura di sostegno, da erogare tramite carta di credito/debito ricaricabile”. Se queste sono le indicazioni generali fissate nel protocollo d’intesa, la convenzione ancora non esisterebbe. Il condizionale è d’obbligo visto che i dettagli che dovrebbero essere stabiliti assieme alle “strutture amministrative delle Università”, in realtà li ha già decisi la Regione che per il “reddito di merito” ha attinto ai fondi europei e in particolare alle risorse del Programma Operativo Complementare (POC).

Le condizioni per accedere al “reddito di merito”

Alle risorse messe a disposizione dalla Regione, stando alla nota stampa, non potranno attingere tutti gli studenti che per la prima volta, a settembre, si iscriveranno all’università. L’incentivo sarà solo per i neodiplomati con una votazione minima di 95/100 e che sia supportata anche da un esito nel test Tolc (la valutazione della preparazione iniziale) “che li collochi nel top 10% della graduatoria”. E qui, quindi, inizia la prima scrematura perché, proprio stando ai dati di AlmaLaura del 2024 (gli ultimi disponibili), i neo-iscritti alle università Unical (Cosenza), Mediterranea (Reggio Calabria) e Magna Graecia (Catanzaro) hanno un voto di diploma che, in media, non supera gli 89/100. Per chi, invece, già frequenta le facoltà, il contributo regionale è legato alla fascia di merito “per media ponderata” degli esami. La Regione spiega che se questa è di 27 lo studente universitario riceverà 500 euro al mese. Con 28 di media il contributo sarà di 750 mentre i più meritevoli (con una media da 29 a 30) percepiranno 1000 euro. Peccato, però, che la media ponderata degli esami sostenuti dagli studenti calabresi non superi il 27. Questo non vuol dire che non esistano studenti con una media alta in grado di assicurarsi il “reddito di merito”.

Piuttosto che l’obiettivo di “sollevare le famiglie da pesanti sacrifici economici”, con molta probabilità si rivelerà uno spot elettorale perché, di fatto, non riguarderà la gran parte degli universitari calabresi il cui percorso universitario sarà anche monitorato “attraverso due verifiche annuali, fissate rispettivamente all’1 aprile e all’1 ottobre” di ogni anno. Una volta ottenuto il reddito dalla Regione, “la regolarità della carriera diventa il requisito centrale”. “Per la permanenza del beneficio”, infatti, vengono considerati pure i crediti, i famosi Cfu che, se per qualche motivo dovessero venire meno al primo semestre, “andranno obbligatoriamente recuperati entro la fine del secondo semestre”. L’esperienza universitaria, quindi, sarà una sorta di gara contro il tempo oltre che la spasmodica ricerca di performance sempre migliori. Detto brutalmente: pena la perdita dell’assegno, lo studente non può andare fuori corso. Ma anche su questo punto i dati di AlmaLaurea del 2024 fotografano un’altra realtà: complessivamente gli studenti che in Calabria si laureano in linea con il percorso universitario sono poco più della metà (all’Unical il 47,5%, alla Magna Graecia il 53,8% e alla Mediterranea il 57,9%).

Le critiche al “reddito di merito”

Dall’opposizione al mondo universitario, sono in tanti in queste settimane a criticare il bonus della Regione agli studenti “meritevoli”. A partire dalla segreteria regionale del Partito democratico secondo cui “l’ultima trovata di Occhiuto è più marketing che una visione politica seria di cui i giovani calabresi sentivano il bisogno. È un inganno travestito da premio che lascia indietro chi ha davvero bisogno di supporto economico, come i tanti studenti che la sera lavorano per pagarsi i libri e una stanza e che non possono permettersi il lusso di essere ‘solo’ studenti, ma competono tra tempo, studio e stress”. E se per il segretario del Pd Nicola Irto, gli studenti finirebbero incastrati “in una gabbia di performance estrema”, per i Giovani democratici, “tanti studenti lavorano e studiano allo stesso tempo, e quel 30 mancato non è scarso impegno ma troppo stress da gestire. Il problema non è il sostentamento durante gli studi ma il post: cosa ci aspetta una volta finito il percorso universitario”.

Il segretario regionale Sinistra Italiana Fernando Pignataro e la referente calabrese Unione Giovani di Sinistra Giulia Grandinetti si domandano “chi stabilisce se una ragazza o un ragazzo sia meritevole? È davvero possibile misurarlo esclusivamente attraverso voti e risultati accademici? La risposta è no. Il merito, così come viene utilizzato in questa misura, ignora completamente le condizioni materiali di partenza degli studenti e delle studentesse. Le traiettorie individuali non sono tutte uguali: c’è chi studia lavorando, chi vive in contesti familiari difficili, chi affronta carenze infrastrutturali e servizi insufficienti. Legare un sostegno economico a criteri così rigidi (come il possesso di un voto di diploma superiore a 95 e il mantenimento di una media universitaria elevata nei tempi previsti) significa premiare chi parte già avvantaggiato e lasciare indietro chi avrebbe più bisogno”.

È ancora più duro, sul sito Lacnews24, il docente della Mediterranea Domenico Marino secondo cui la misura della Regione Calabria “mostra la sua natura classista: più che correggere le disuguaglianze, rischia di redistribuire al contrario. Un anti Robin Hood universitario. Ma il punto più debole, e più politico, è un altro. Se davvero si vogliono trattenere i giovani in Calabria, bisogna offrire loro opportunità vere, non un premio temporaneo. Perché il problema non è convincere uno studente a restare altri due o tre anni in un ateneo calabrese; il problema è che cosa trova dopo. In una regione in cui troppo spesso l’accesso alle occasioni è percepito come intermediato in modo opaco da reti politiche, fedeltà personali, clientele e galoppini, la retorica del ‘merito’ annunciato dall’alto rischia di suonare persino offensiva. I giovani calabresi non hanno bisogno di una mancetta. Hanno bisogno di una regione in cui il futuro sia meno precario, meno opaco e meno povero”.

I “Bollenti spiriti” pugliesi. E il “Ritorno al Futuro” di Nichi Vendola

Un po’ quello che una ventina di anni fa aveva caratterizzato le politiche giovanili di Nichi Vendola quando la Regione Puglia, piuttosto che dare fondi europei agli studenti universitari con alto reddito, ha sviluppato una strategia incentrata su due programmi principali, tra loro complementari: “Bollenti Spiriti” e “Ritorno al Futuro”. Con il primo progetto, sono state finanziate molte start-up che ancora esistono e la Regione ha premiato le migliori idee dei giovani pugliesi. “Ritorno al Futuro”, invece, si concentrava maggiormente sulla formazione individuale, offrendo borse di studio per frequentare master e percorsi di alta specializzazione fuori regione o all’estero, con l’obiettivo di favorire il rientro in Puglia di competenze qualificate. I risultati sono ancora lì e, a differenza della Calabria, sono andati oltre la “mancetta” di cui parla il professore Marino nella sua critica al “reddito di merito”. Perché la domanda è sempre la stessa: “Che cosa lo studente trova dopo? In una regione dove il lavoro è spesso sottopagato, precario, povero e strutturalmente debole, raccontare che bastino 1.000 euro al mese per ‘trattenere i migliori’ non è solo poco credibile: è poco realistico. E infatti il problema non è il bonus, ma il deserto che c’è intorno al bonus”. Un deserto in perenne campagna elettorale.

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