«Quando siamo invitati a cena è meglio presentarsi con un mazzo di fiori piuttosto che con il vino». Inizia con questa raccomandazione, tanto pratica quanto inappellabile sul piano medico, l’analisi del professor Silvio Garattini rilasciata in una recente intervista all’edizione bergamasca de Il Corriere della Sera. Classe 1928, oncologo, farmacologo, instancabile divulgatore e fondatore dell’Istituto Mario Negri, a 97 anni lo scienziato è tornato nella sua Bergamo (ospite della Fiera dei Librai per un dialogo con il dottor Guido Bertolini) per presentare il suo ultimo libro, edito da Piemme: Non è mai troppo tardi. La salute è una scelta quotidiana. Un testo che non vuole essere un saggio apocalittico, ma un manuale fondato su un principio clinico basilare: «L’educazione alla salute deve cominciare il più presto possibile, per poi crescere nel tempo. Ma non è mai troppo tardi per smettere le cattive abitudini. A qualsiasi età lo si faccia, ci sono vantaggi».
Tra i bersagli principali della divulgazione di Garattini c’è il consumo di alcolici, un’abitudine socialmente sdoganata ma clinicamente devastante. Il professore non usa mezzi termini e critica apertamente l’impegno istituzionale per la promozione del settore, come la recente presenza del governo al Vinitaly: «L’Oms ha dichiarato cancerogeno l’alcol. Ci sono nove tumori che dipendono dall’alcol. Il primo è quello all’esofago». Il compito del medico, sottolinea Garattini, è quello di non edulcorare la realtà: «Viviamo in un Paese libero e ognuno si prenda i rischi che vuole. Noi cultori della scienza, però, dobbiamo fare una corretta informazione. Non possiamo certo dire che bere, anche se poco, faccia bene».
L’analisi del farmacologo si sposta poi dall’individuo alla collettività, affrontando uno dei nervi scoperti del Paese: la crisi del Sistema Sanitario Nazionale. Garattini ribalta la prospettiva abituale, puntando il dito contro le responsabilità dei cittadini nella gestione della propria prevenzione: «Le liste d’attesa in sanità sono anche colpa nostra. Mantenessimo un buono stile di vita, non ci sarebbero». Un buono stile di vita che si scontra, tuttavia, con abitudini nocive radicate e scarsa consapevolezza: «In Italia l’attenzione alla droga è scarsa, fa male doverlo constatare», precisa lo scienziato, ricordando anche che «passeggiare per vetrine non può essere considerato attività fisica».