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“Mi ha salvato, mi ha preso quando ancora facevo il cameriere e non gliene è importato niente che non avessi una casa discografica”: Fabrizio Moro ricorda Pippo Baudo

Il cantautore ospite di Francesca Fialdini racconta gli esordi e il suo rapporto speciale con Pippo Baudo che credette in lui

di Redazione FqMagazine
“Mi ha salvato, mi ha preso quando ancora facevo il cameriere e non gliene è importato niente che non avessi una casa discografica”: Fabrizio Moro ricorda Pippo Baudo

Fabrizio Moro è stato ospite, ieri domenica 19 aprile, di Francesca Fialdini a “Da noi…A ruota libera” su Rai1. Il cantautore ha parlato dei suoi esordi: “Ho cominciato con una chitarra trovata in cantina, era di mio cugino, aveva solo tre corde. Avevo 8 anni, ma con quella sognavo il palco, mi rendeva un ragazzino felice”. Per questo motivo, “mi è venuta voglia di aprire una scuola di musica e dedicare parte della mia esistenza a quella fiamma che oggi si sta spegnendo”.

Il rapporto tra Moro e Baudo è stato speciale e fortunato: “Pippo mi ha salvato. Era uno che se ne fregava: se una cosa gli piaceva, non ce n’era per nessuno, andava dritto per la sua strada. Era un uomo forte e mi ha trasmesso il coraggio. Mi ha preso quando ancora facevo il cameriere e non gliene è importato niente che non avessi una casa discografica”.

“Oggi la musica, soprattutto quella autorale, – ha aggiunto – sta morendo perché se non hai i numeri alle spalle non sei nessuno, anche se magari hai scritto un capolavoro. I direttori artistici oggi non ti si filano di pezza se non hai certi risultati”.

Nel corso della puntata, Moro ha inoltre incontrato Giorgina, ragazza che ha interpretato il brano “Pensa” nel linguaggio dei segni. Colpito dall’esibizione, il cantautore ha dichiarato: “Voglio farla venire a Roma, al mio concerto. Ci inventiamo una cosa da fare insieme”.

Moro fa parte del cast dello show del sabato sera di Rai 1 “Canzonissima”: “Ci stiamo divertendo tutti, sembra di essere tornati a scuola. Però, quando finisco di cantare, non riesco mai a essere lucido di fronte ai giudizi, ho paura di parlare. Vorrei andare dritto in camerino: in quei momenti sono in trance, è la parte del lavoro che odio di più”.

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