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Beve 15 shot di tequila in otto ore, poi cade dalle scale e riportando una commozione cerebrale: compagnia di crociere condannata a risarcire con 300 mila dollari la passeggera ubriaca

Il tribunale di Miami ha stabilito un risarcimento di 300.000 dollari per Diana Sanders, ritenendo la compagnia di navigazione responsabile al 60% per non aver fermato la somministrazione di alcolici

di Redazione FqMagazine
Beve 15 shot di tequila in otto ore, poi cade dalle scale e riportando una commozione cerebrale: compagnia di crociere condannata a risarcire con 300 mila dollari la passeggera ubriaca

Quattordici, forse quindici shot di tequila consumati nell’arco di otto ore e mezza, rimbalzando tra i vari bar, pub e “tequileras” di una nave da crociera. Poi i barcollamenti, la perdita di conoscenza e una rovinosa caduta giù per una rampa di scale, seguita da commozione cerebrale, lesioni alla spina dorsale e un possibile trauma cranico. Un incidente che chiunque attribuirebbe unicamente all’imprudenza di chi ha alzato troppo il gomito. Eppure, in un’aula di tribunale della Florida, questa ricostruzione ha prodotto un verdetto inaspettato: la colpa non è solo di chi beve, ma anche (e soprattutto) di chi continua a riempire il bicchiere. È quanto ha stabilito una giuria della contea di Miami-Dade, che ha condannato la Carnival Corporation a risarcire con 300.000 dollari Diana Sanders, infermiera 45enne californiana di Vacaville. Come riportato in dettaglio dal Los Angeles Times, l’episodio risale al gennaio 2024, durante una navigazione al largo della Baja California a bordo della nave Carnival Radiance.

Secondo le carte processuali, tra le 14:58 e le 23:37 di un venerdì sera, la donna avrebbe consumato circa 15 drink alcolici ad alta gradazione. La causa presentata dai suoi legali ha puntato il dito contro la negligenza dell’equipaggio della Carnival. I dipendenti dei bar, infatti, avrebbero continuato a servire l’infermiera nonostante il suo evidente stato di alterazione: “Borbottava, aveva l’alito che sapeva di alcol e si comportava in modo molesto, sotto gli occhi dell’equipaggio che la serviva”, si legge nei documenti del tribunale.

Tra le 23:45 e le 00:20, ormai del tutto in balia dell’alcol, Sanders è inciampata nel tentativo di scendere una scalinata (probabilmente in un’area riservata al personale), riportando una serie di gravi traumi fisici e un forte shock emotivo. “Svegliarmi dopo uno svenimento e chiedere aiuto all’equipaggio per capire cosa fosse successo è stato frustrante”, ha dichiarato la passeggera sui social. “Mi hanno dato informazioni contrastanti, trattandomi come una criminale. Temevo che non mi avrebbero mai detto la verità su quanto mi era capitato”.

I legali della 45enne, guidati dall’avvocato Spencer Aronfeld, hanno impostato la strategia legale sul principio della somministrazione responsabile: “I passeggeri hanno il dovere di bere in modo responsabile, ma le compagnie di crociera hanno l’obbligo di servire le bevande in modo altrettanto responsabile”, ha spiegato Aronfeld. “Quando si serve ripetutamente alcol a una persona visibilmente intossicata, le conseguenze possono essere disastrose“. Secondo l’accusa, Carnival aveva il preciso dovere di supervisionare e assistere i clienti che potevano rappresentare un pericolo per se stessi o per gli altri. Durante il processo, svoltosi in un tribunale federale in Florida, la Carnival si è difesa sostenendo la totale responsabilità della donna e la mancanza di prove oggettive sul fatto che fosse palesemente ubriaca al momento delle ordinazioni.

La giuria ha tuttavia optato per una responsabilità condivisa, sbilanciando il carico penale a sfavore della multinazionale: colpa al 60% per la Carnival (venuta meno al suo “dovere di cura” e monitoraggio) e al 40% per la condotta sconsiderata della passeggera. La somma assegnata, 300.000 dollari, andrà a coprire i danni fisici, il trauma psicologico e la sofferenza emotiva. “È stato fantastico”, ha commentato Sanders dopo la lettura della sentenza. “Ero felicissima. Ho avuto l’impressione che la giuria avesse capito fin da subito le vere intenzioni della difesa, che cercava solo di diffamare la mia persona”.

Il verdetto ha inevitabilmente aperto il dibattito sulla gestione dei pacchetti alcolici illimitati venduti a bordo delle navi, meccanismi che, secondo i detrattori, incentiverebbero consumi pericolosi e irresponsabili, mettendo sotto pressione i barman. La decisione del tribunale potrebbe costringere i giganti del mare a rivedere radicalmente le proprie policy interne, magari inserendo tetti massimi di consumazione oraria e rafforzando la formazione del personale nel riconoscimento dei sintomi da ubriachezza. Al momento, però, l’azienda non sembra intenzionata a fare passi indietro. Interpellata dal Los Angeles Times in merito a eventuali modifiche dei protocolli sulle bevande, la compagnia si è trincerata dietro il silenzio, rilasciando solo un freddo comunicato stampa: “Carnival Corporation è rispettosamente in disaccordo con il verdetto della giuria e ritiene vi siano fondati motivi per un nuovo processo e per presentare appello, cosa che intende fare”.

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