Un abito bianco macchiato di nero pochi istanti prima di dire “sì”. Quello che doveva essere il giorno perfetto di Gemma Monk si è trasformato in una scena da incubo. La vicenda, raccontata dal Daily Mail, risale al 24 maggio 2024, quando la 35enne di Herne Bay, nel Kent, è stata colpita con della vernice nera lanciata dalla cognata, Antonia Eastwood, proprio mentre stava entrando in chiesa nel giorno delle sue nozze.
Tutto nasce dalla convinzione di Antonia, priva di prove, che l’anno prima Gemma le avesse volutamente rovinato il matrimonio, arrivando persino a tentare di farla inciampare lungo la navata. “Mi ha scritto all’improvviso, chiamandomi ‘una falsa a due facce’ e accusandomi di aver cercato di sabotare il suo matrimonio“, ha raccontato Gemma Monk al tabloid britannico.
Mi sono girata e mi ha lanciato addosso vernice nera
Da lì, una frattura mai ricomposta, tanto che né la cognata né il fratello della sposa erano stati invitati alle nozze. Ma questo non ha fermato la vendetta. “Ho sentito qualcuno gridare il mio nome, mi sono girata e mi ha lanciato addosso vernice nera. Mi è finita negli occhi, nei capelli, ovunque”, le parole della sposa.
Nel caos, la donna ha provato a inseguire la cognata, mentre il padre, accorso per aiutarla, è rimasto coinvolto in un piccolo incidente con l’auto. A quel punto il matrimonio sembrava definitivamente compromesso. E invece no: “Stiamo insieme da quando avevo 14 anni. Nulla mi avrebbe fermata”, ha spiegato la 35enne. Dopo essersi ripulita alla meglio e aver preso in prestito un altro abito, la sposa ha persino trovato il tempo di rilasciare una dichiarazione alla polizia prima di tornare all’altare. Due ore dopo, la cerimonia si è celebrata comunque. “Ho speso 1.800 sterline per quell’abito e lo adoravo. Ma il vero problema è che non ho nemmeno una foto di quel giorno in casa. Non riesco a guardarle, riportano tutto a galla”. La vicenda è arrivata in tribunale: Eastwood ha ammesso le proprie responsabilità per danneggiamento ed è stata condannata a una pena detentiva sospesa, con 160 ore di lavori socialmente utili, oltre a un ordine restrittivo di dieci anni. Dovrà anche risarcire circa 5mila sterline.