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“Angherie, mortificazioni e turni di 15 ore”, autotrasportatore si suicida dopo mesi di vessazioni: due imputati

Renato Fesce si tolse la vita nel 2023: l’accusa parla di insulti, minacce e turni fino a 15 ore. Si apre l’udienza preliminare per stabilire se ci dovrà essere un processo
“Angherie, mortificazioni e turni di 15 ore”, autotrasportatore si suicida dopo mesi di vessazioni: due imputati
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Turni che arrivavano fino a 15 ore al giorno, insulti, minacce e persino schiaffi. È dentro questa quotidianità, fatta di pressioni e mortificazioni, che la procura colloca la vicenda di Renato Fesce, l’autotrasportatore di 59 anni che il 13 marzo 2023 si tolse la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione. Oggi, a distanza di oltre tre anni, il caso approda all’udienza preliminare con due imputati e un impianto accusatorio che prova a collegare quelle condizioni di lavoro al gesto estremo. Il primo è il presidente della Af Logistic, chiamato a rispondere di omicidio colposo per omesso controllo. Il secondo è il preposto di un magazzino di Rivalta Torinese, accusato di atti persecutori e morte come conseguenza di altro reato.

Nel capo d’imputazione, redatto dalla pm Rossella Salvati, si parla esplicitamente di “angherie” e “mortificazioni”: un elenco di comportamenti che avrebbero segnato la vita lavorativa dell’uomo. Dalle indagini emergerebbero orari di guida ben oltre i limiti consentiti – fino a 15 ore giornaliere, con una media di 10 – e presunte omissioni nei controlli su pause e registrazioni tachigrafiche. Un contesto che, secondo l’accusa, avrebbe avuto conseguenze dirette sulla salute di Fesce. Gli atti parlano di stress lavoro-correlato, con ansia e depressione. Il 30 gennaio 2023 l’uomo aveva ottenuto un periodo di malattia. Il 15 febbraio un primo gesto, segnale di un equilibrio ormai compromesso. Meno di un mese dopo, il suicidio.

Nel procedimento si sono costituite parte civile organizzazioni sindacali e associazioni impegnate sul fronte della sicurezza sul lavoro: Si-Cobas, rappresentato dall’avvocato Emanuele D’Amico, Filt-Cgil e Sicurezza e Lavoro. Un passaggio che sottolinea la portata del caso, destinato ad andare oltre la vicenda individuale. I familiari della vittima sono stati indennizzati, mentre la difesa degli imputati – affidata agli avvocati Luciana Sgaravatto, Danilo Cilia, Elisa Artusio e Valeria Ceddia – si prepara a contestare le accuse. L’udienza preliminare dovrà stabilire se ci siano gli elementi per un processo.

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