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Maccio Capatonda: “La prima volta con Elisabetta Canalis in un bar. Arrivò con 6 ore di ritardo e con 4 assistenti che le portavano il cane, il computer, il trucco e la carta da parati”

L'attore tra confidenze e ironia, parla del rapporto conflittuale tra i suoi genitori, del ping-pong come arma antistress e del primo incontro con Elisabetta Canalis

di Francesco Canino
Il surreale primo incontro con Elisabetta Canalis - 3/3

Il surreale primo incontro con Elisabetta Canalis - 3/3

Un mestiere iniziato quasi per caso, dopo l’Università a Perugia, quando il video di un suo sketch arrivò alla Gialappa’s che lo volle nel 2004 a Mai dire Grande Fratello. Da quel momento non si è più fermato e sono nati diversi personaggi. Grazie a Mariottide, il cantante triste che racconta il suo fallimento umano alla Fantozzi,conobbe Elisabetta Canalis, con cui poi ebbe una breve storia nel 2013. Il loro primo incontro? Surreale. “Cominciò una fitta comunicazione epistolare dopo che mi aveva visto. Quando tornò in Italia ci demmo appuntamento in un bar, arrivò con sei ore di ritardo e con quattro assistenti che le portavano il cane, il computer, il trucco e la carta da parati. Dal vivo cambiò tutto. Un suo bodyguard mi disse, devi firmare qui se vuoi continuare a interagire con Eli. Replicai, ma dove sto? Tranquillo, è solo un contratto in cui ti impegni a non rivelare nulla di questo incontro. Ma tutta questa scena surreale era solo nella mia testa, in realtà Elisabetta è super simpatica”.

I RITIRI SPIRITUALI E IL PING PONG CON LILLO E SERMONTI

Maccio Capatonda ammette poi di avere un rapporto conflittuale con il successo (“quando mi fermano mi fa molto piacere, faccio questo lavoro per essere riconosciuto e accettato. Certe volte mi intimidisco, mi imbarazza avere a che fare con qualcuno che non conosco”) e che per ricentrarsi ha intrapreso una ricerca spirituale: “Frequento corsi di meditazione e ritiri in cui non parlo e non ho cellulare”. Poi rivela di giocare a Ping pong Wings, in un circolo romano, “dove devi chiuderti in una bolla per concentrarti, è uno sport meraviglioso per aggregare le persone, e incontro tanti colleghi, Lillo, Pietro Sermonti, Stefano Reali, Massimo Wertmüller… Il problema è che ho un problema con la competizione: non accetto il fatto che quando uno vinca l’altro debba perdere”.

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