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“Una casa di 12mq a 10mila euro al mq a Milano? Non è micro-living, ma macro rendimento. Cresce la domanda spinta da studenti, giovani professionisti e single”: l’esperto avverte sul mercato dei mini appartamenti

Le micro-abitazioni sono sempre più numerose: nelle grandi città e soprattutto nei quartieri universitari, dove gli studenti fuori sede cercano alloggi e gli affitti vanno da 600 a 800 euro al mese

di Gabriele Scorsonelli
“Una casa di 12mq a 10mila euro al mq a Milano? Non è micro-living, ma macro rendimento. Cresce la domanda spinta da studenti, giovani professionisti e single”: l’esperto avverte sul mercato dei mini appartamenti

Più la posizione è centrale, più costano. E se in passato potevano essere considerate abitazioni, oggi per il mercato immobiliare gli spazi affittati e venduti sotto 15 metri quadri sono camere singole con bagno. Le micro-case sono sempre più numerose: nelle grandi città e soprattutto nei quartieri universitari, dove gli studenti fuori sede cercano alloggi e gli affitti vanno da 600 a 800 euro al mese (ma spesso se ne pagano anche 900 o 1000). Se ci si sposta in centro, poi, i costi lievitano.

Come riporta Il Corriere della Sera, a Milano le case con una metratura minore di 15 metri quadri in zone centrali (o quasi) sono una dozzina, per circa 10mila euro al metro quadrato, con le eccezioni di abitazioni vendute a 15, 17 e 18mila euro al mq. Che sia a due passi dal Duomo o più spostato in periferia, la domanda resta la stessa: si può vivere in un posto così piccolo?

Di recente, il Comune di Milano ha dichiarato una “casetta” da 12mq non vendibile o abitabile, ma una sentenza del Tar ha ribaltato l’assunto dando per adesso ragione al proprietario. “Non è micro-living, è macro rendimento. Molti di questi spazi minuscoli non si vendono per essere vissuti, ma per essere messi a reddito: studenti, affitti brevi, pied-à-terre – ha spiegato l’agente immobiliare Alessandro Valsecchi sempre al quotidiano di via Solferino –. Milano è talmente attrattiva che si accetta di comprimere tutto, tranne il prezzo”.

Per Valsecchi il fenomeno è contenuto in due facce della stessa medaglia: c’è chi punta alla rendita e chi invece accetta compromessi per metrature minime pur di stare in città. Anche Michele Brunello, dello studio “Donstop architettura”, ha analizzato la situazione: “Nell’epoca della smaterializzazione della realtà il valore della casa si “virtualizza” e diventano importanti posizione, ‘instagrammabilità’, vicinanza a un cityspot. Dieci metri vicino al Duomo finiscono per valere più di un casale nobiliare delle Langhe. Il valore reale risulta distorto e l’esigenza abitativa reale esiste in un mercato parallelo”.

Tra gli esperti interpellati dal Corriere Michele Latora, consulente e già amministratore delegato di Bnp Real estate (una delle società principali per quanto riguarda i servizi immobiliari), ha parlato di una “Milano che si parigizza perché cresce la domanda di mini-appartamenti spinta da studenti, giovani professionisti e single”. Quadro in cui si inserisce anche il problema dell’affollamento abitativo, in nero, di certi locali.

Insomma, a vendere le case piccolissime, anche tra privati, ci si prova. Spesso le trattative si arenano per i requisiti di abitabilità, anche perché una nuova abitazione non può essere per legge inferiore ai 28 metri quadrati. Ma esistono anche alloggi antichi più piccoli, per i quali va verificato se siano abitabili o meno. L’intera situazione, secondo il presidente del consiglio notarile di Milano Enrico Sironi, richiede “l’esigenza di un intervento normativo che chiarisca e coordini le regole”.

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