Televisione

“La confessione ci fu estorta, i carabinieri avevano prospettato solo 4 o 5 anni di carcere”: i “Cinque Minuti” di Vespa diventano undici per l’intervista a Olindo Romano, condannato definitivo all’ergastolo

Nel carcere di Opera, Bruno Vespa intervista Olindo Romano condannato all'ergastolo con Rosa Bazzi per la strage di Erba

di Giuseppe Candela
“La confessione ci fu estorta, i carabinieri avevano prospettato solo 4 o 5 anni di carcere”: i “Cinque Minuti” di Vespa diventano undici per l’intervista a Olindo Romano, condannato definitivo all’ergastolo

“Signor Olindo, posso chiederle chi è lei davvero? Il pacifico netturbino innamorato di sua moglie o un assassino spietato che ha massacrato un’intera famiglia?”, chiede Bruno Vespa a Romano in carcere da diciannove anni per il delitto di Erba. “Io penso la prima, sicuramente”, la risposta dell’uomo condannato all’ergastolo con la moglie Rosa Bazzi per aver ucciso Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la nonna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.

L’intervista integrale è stata trasmessa in seconda serata a “Porta a Porta” ma ha trovato spazio in precedenza a “Cinque minuti”. Per l’occasione i minuti sono diventati ben undici e la messa in onda, complice lo sciopero dei giornalisti e l’edizione del Tg1 delle 20 in versione ridotta, è stata anticipata a partire dalle 20.08 alle 20.19. I 3.693.000 spettatori (con il 21,4%) hanno assistito all’incontro avvenuto a Milano nel carcere di Opera, intervista in cui Vespa e Romano sono tornati su quanto accaduto la notte del 11 dicembre 2006 nella palazzina di via Diaz: “La confessione ci fu estorta – racconta Romano che oggi ha 64 anni – a me i carabinieri avevano prospettato solo quattro o cinque anni di carcere. E secondo l’avvocato di allora era l’unico modo per tirarci fuori”

L’incontro arriva dopo la richiesta dell’ex pm Cuno Tarfusser di verificare l’operato dei giudici che riesaminarono il caso di Erba. Rosa Bazzi, a proposito dell’uccisione di Raffaella Castagna, aveva raccontato: “Più la colpivo più mi sentivo sollevata”. “Le frasi di Rosa erano una cosa combinata. Il filmato di Picozzi (psichiatra e criminologo, ndr) era tagliato, mancano dei pezzi”, spiega Olindo.

“Quando abbiamo detto di aver usato i cuscini per soffocare le urla delle vittime, è stato solo perché li abbiamo notati nelle foto che ci sono state mostrate dai magistrati”, aggiunge Romano che lancia altre accuse alle forze ordine parlando delle tracce ematiche di Valeria Cherubini nella sua automobile: “Potrebbero essere state portate dai carabinieri per errore oppure, non avendo trovato niente, sono state inserite appositamente in una provetta”. Quando Vespa ricorda che un’accusa simile equivarrebbe a un reato compiuto dai carabinieri, l’uomo non arretra: “Sì, hanno commesso un reato”.

Nella strage di Erba si salvò solo Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini. L’uomo che aveva riconosciuto Olindo la notte del delitto prima di morire, nel 2014, disse di aver perdonato la coppia di assassini. “Voi avete mai pensato di scusarvi?”, chiede Vespa. “Di che cosa dovevamo scusarci? Se dovevamo scusarci per le liti che succedevano, quello lo avevamo già fatto. Però per quello che è successo dopo, se non siamo stati noi, che scuse gli facciamo?“, la conclusione di Olindo Romano.

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