Cari Litfiba, facciamo un salto nell’immediato futuro. Primo Maggio, state suonando al Concertone di San Giovanni. Vedete Renzi e la Meloni che tentano di salire sul palco. Chi buttate giù?
Tutti e due, ovviamente. E il 90 per cento dei politici italiani”.
Ma farete i bravi o lancerete proclami? Soprattutto lei, Piero, visti i precedenti…
Pelù: “Ci faranno firmare decine di fogli con la minaccia di mandarci al confino da qui all’eternità. Ma con noi non attacca. Che provino a romperci i coglioni, a Telemeloni. Abbiamo i nostri elicotteri, i droni…Vedrete. E comunque mi si deve dare atto che quando ho parlato, ho rispettato la par condicio. Destra, Democrazia Cristiana, Sinistra, Vaticano”.
La Schlein che manifesta solidarietà alla premier scaricata da Trump?
Pelù: “Può starci, a livello istituzionale. Però la Meloni avrebbe dovuto sentirsi pressata in politica estera già tre anni fa, prima di allinearsi alle politiche scellerate di Trump, che sono naturalmente dettate da Netanyahu, e dall’agenda Epstein. A proposito, in quei file c’è pure Mick Jagger o sbaglio?”.
E Michael Jackson, se è per questo. A proposito di Israele, voi suonereste per chi, in quel Paese, si oppone al leader genocida?
PP: “Partendo dal presupposto che un concerto lì è proibito, lo faremmo subito. Chi riesce a contrastare lo strapotere di quel criminale di guerra e chi prova a fermare la violenza oscena dei coloni va messo sullo stesso piano di quanti hanno fatto la Resistenza in Italia dopo l’8 settembre ’43. Ho molti amici ebrei che…”.
Che?
PP: “Che si sentono raggirati e prevaricati dall’abominio di quel delinquente. Sono in imbarazzo, poverini, ma se non ci schieriamo tutti contro quello che io chiamo ‘sio- nazismo’ non cambierà nulla, visto che quelli hanno un potere occulto mostruoso, dalle lobby al Mossad, in grado di ricattare chiunque”.
Veniamo a voi: il rock che alza la voce può far cambiare le cose? O le commenta soltanto? Springsteen, Bono, Patti Smith?
PP: “So’ na sega, è una domanda da cento milioni. Noi ci proviamo, siamo onesti con il nostro percorso artistico, con ciò che dicevamo negli anni Ottanta, quando ero uno studente di scienze politiche e avevo a cuore le questioni sociali. Al debutto dei Litfiba discutevamo anche in modo acceso per i temi che sceglievo di cantare. Col tempo si è capito che quel tipo di mondo, se non veniva preso a calci in culo allora, sarebbe probabilmente degenerato. Lo vediamo oggi: mai abbassare la soglia di attenzione. Guardiamo i nostri ragazzi…”
Quelli delle piazze e dei cortei?
PP: “Hanno vinto loro il referendum, dando una potentissima stivalata alla Meloni e al suo progetto di colpo di Stato. Noi vecchi sempre a dire che questi non fanno un cacchio, che sono sempre attaccati ai social. Ma sono la prima generazione con il futuro appeso al nulla, e hanno deciso di andarsi a prendere qualcosa”.
Mentre a sinistra hanno pensato subito alle primarie, intestandosi il trionfo.
Tutti: “Se non pensano a fare cose concrete pure loro andrebbero presi a calci. Tirino fuori adesso un accidente di programma”.
A parte il Concertone, andrete in tour per 20 date, partendo il 27 giugno da Perugia, e nella vostra formazione storica. Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi. Con Luca Martelli alla batteria al posto del compianto Ringo De Palma. L’occasione è suonare per intero il formidabile album del 1986, “17 Re”.
PP. “E lo suoneremo davvero, sarà tutto dal vivo, senza trucchi, impreziosendo gli arrangiamenti che all’epoca avevamo messo su un po’ in fretta. Eravamo febbrilmente creativi, quarant’anni fa. Quell’album, che era il secondo della ‘Trilogia del potere’, era
stilisticamente indefinibile. Dentro ci trovi tanti generi, dal punk alla new wave, dal dark all’etno, fino alla classica più sperimentale, Schoenberg e Stravinskji”.
Sì, un’opera magnifica. Vi citavate, in tempo reale, anche Chernobyl e la guerra delle Falkland. Ma temo che a quel tempo foste pure un po’ storditi…
Tutti, ridendo: “In che senso?”.
Lasciaste fuori dal disco quella perla assoluta del brano che intitolava l’operazione, ‘17 Re’. C’era solo il testo dentro la copertina.
Maroccolo e Renzulli: “Non ci convinceva come ‘Oro Nero’ o ‘Sulla Terra’, altri pezzi su quello stesso filone etno-wave. Così l’abbiamo tenuto nel cassetto, sapendo che prima o dopo il momento giusto per tirarlo fuori sarebbe arrivato. Ed esce venerdì: abbiamo già migliaia di prenotazioni per il vinile”.
Nel frattempo, il web si è riempito di versioni immaginarie di ’17 Re’ da parte di altri musicisti. Anni a caccia della canzone-mistero…
Tutti, stupiti: “Davvero? Nel 2013 avevamo provato a rilavorarci nel tour di ‘Trilogia’, ma non restammo soddisfatti neppure quella volta”.
Ora finalmente è arrivata, e suona attualissima: ‘L’uomo arancione fa il padrone/e sodomizza la verità”.
PP: “L’uomo arancione e i 17 Re stanno facendo sentire il peso della loro arroganza al potere, della tecnocrazia oligarchica, della distorsione del Vangelo e dell’Islam stesso. Siamo in piena Terza Guerra Mondiale, c’è poco da fare. Una fottutissima guerra di cui la gente si rende conto solo quando va a fare il pieno della benzina o riceve le bollette. E non dimentichiamo gli altri conflitti: oggi è il terzo anniversario dall’inizio dello sterminio in Sudan”.
Ora che siete anagraficamente dei vecchi rocker saggi, perché non prendete sotto la vostra ala le band di ragazzi di talento, come ha fatto Manuel Agnelli?
Maroccolo e Renzulli: “Ce ne sono tantissime che si fanno il mazzo, con grande bravura. Molte sono ripartite dal punk, a Firenze c’è uno storico Rock Contest, io stesso mi impegno come presidente di giuria. Ai giovani musicisti non manca il coraggio, magari serve loro un canale per esprimersi”.
PP: “E bisogna salvarli prima che vengano inghiottiti nella voragine dello streaming