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Il sindaco di Taranto ferma la centrale termoelettrica dell’Ilva. “Così a rischio la produzione”

Pietro Bitetti ha firmato una ordinanza che dispone la sospensione per la mancata trasmissione del piano richiesto per ridurre il rischio non cancerogeno. La società farà ricorso
Il sindaco di Taranto ferma la centrale termoelettrica dell’Ilva. “Così a rischio la produzione”
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L’Ilva deve affrontare un nuovo problema che rischia di mettere a repentaglio la produzione di acciaio. E di mezzo c’è, di nuovo, un rischio legato agli inquinanti. Questa volta sotto i riflettori è finita la centrale termoelettrica, gestita da Acciaierie d’Italia Energia, una delle società della holding in amministrazione straordinaria che gestisce gli impianti: il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, ha firmato una ordinanza che dispone la sospensione dell’esercizio entro 30 giorni e “fino alla presentazione del piano di riduzione” delle emissioni, e alla successiva valutazione e approvazione da parte degli enti competenti. Contro il provvedimento, ovviamente, la società potrà presentare ricorso e, fonti di Acciaierie, hanno già fatto trapelare che così sarà. Quindi non c’è alcun pericolo imminente di stop.

Alla base della decisione, la mancata trasmissione del piano richiesto dopo la pubblicazione del rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds) 2024 per l’area di Taranto, redatto da Arpa Puglia, Aress e Asl. In particolare, viene contestata l’inadempienza rispetto agli interventi necessari per ridurre il rischio non cancerogeno per via inalatoria legato a sostanze come arsenico, nichel e cobalto. La Regione Puglia aveva già diffidato la società a presentare entro termini precisi le misure per il contenimento delle emissioni. “In caso di inottemperanza, l’Autorità sanitaria dispone la sospensione dell’esercizio dello stabilimento”, si richiama nell’atto.

Il Comune ha quindi deciso di intervenire applicando il principio di precauzione per la tutela della salute pubblica. La centrale è attualmente in esercizio in virtù dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministero dell’Ambiente nel 2020. Solo qualora la società non dovesse presentare ricorso o dovesse perderlo, lo stop precluderebbe – secondo Acciaierie d’Italia – la possibilità di recuperare e gestire i gas del ciclo siderurgico che, non potendo essere nemmeno bruciati in torcia, restano privi di qualsiasi possibilità di smaltimento. E in queste condizioni, il ciclo produttivo non può proseguire: l’impossibilità di gestire i gas del ciclo siderurgico comporta, come conseguenza diretta e inevitabile dell’ordinanza, “la fermata dell’area a caldo, cuore dello stabilimento di Taranto”.

Inoltre lo stop della centrale rende “impossibile anche l’approvvigionamento dell’energia elettrica” prodotta dai gas siderurgici, oggi utilizzata per alimentare gli impianti a valle dell’area a caldo a Taranto: “Viene così meno – spiegano sempre fonti di Acciaierie – una componente essenziale per il funzionamento dell’intero sito”. Senza l’area a caldo e quindi senza produzione di acciaio a Taranto, “si fermano”, per effetto della stretta interconnessione, non solo le lavorazioni a valle nel sito, ma anche gli altri stabilimenti del gruppo nel Nord Italia.

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