È omicidio l’ipotesi di reato formulata nel fascicolo aperto dalla procura di Palermo per indagare sulla morte di Angelo Onorato, il marito dell’eurodeputata Francesca Donato. L’uomo, 55 anni, architetto e imprenditore, è stato trovato morto sabato 25 maggio intorno alle ore 15 all’interno della sua auto, una Range rover scura, parcheggiata nei pressi di viale Regione Siciliana, la tangenziale di Palermo. Stretta alla gola aveva una fascetta di plastica, di quelle che si usano nell’edilizia.

Le immagini delle telecamere – I magistrati continuano a propendere per la tesi del suicidio, anche se il motivo del gesto è tutt’altro che chiaro. A spingere gli investigatori verso questa pista ci sono soprattutto le telecamere della zona in cui è stata trovata l’auto di Onorato: l’uomo era seduto al posto del guidatore, mentre uno sportello posteriore era aperto. Secondo le immagini Onorato è arrivato da solo in via Minutilla, luogo in cui poi è stato trovato morto con una fascetta stretta attorno al collo. Le telecamere che hanno ripreso il veicolo mentre si avvicinava al tratto di strada in cui è stato trovato. Le immagini, però, non inquadrano l’auto in sosta visto che Onorato ha fermato il suo suv in una zona cieca, non coperta dalle videocamere. La circostanza avvalora ulteriormente la tesi del suicidio, a meno di non ipotizzare che l’uomo avesse un appuntamento con il suo assassino proprio nella porzione di strada non inquadrata dalle telecamere. Il killer, tra l’altro, dovrebbe essere arrivato lì a piedi, per poi allontanarsi sfuggendo alle riprese. Nessun’auto, infatti, testimoniano le telecamere, si è fermata dove è stata ritrovata la Range Rover col corpo dell’architetto.

Il post della moglie: “Basta speculazioni” – L’iscrizione per omicidio, in ogni caso, è un atto dovuto vista la necessità di compiere gli accertamenti, alcuni irripetibili, come l’autopsia, che sarà eseguita tra oggi pomeriggio e domani mattina. Dall’esame autoptico, programmata all’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Palermo, dove si trova la salma dell’uomo, si potranno avere alcune risposte. I familiari di Onorato, infatti, continuano a ribadire di non credere alla tesi del suicidio e a sostenere che l’uomo sia stato ucciso. Anche la moglie, deputata europea della Democrazia cristiana di Salvatore Cuffaro, l’ha ripetuto più volte nelle ultime 48 ore. “Sto vivendo i momenti più difficili e devastanti della mia vita. Il dolore è inimmaginabile. Prego tutti di astenersi da speculazioni sulle cause della morte di mio marito“, ha scritto su X Francesca Donato. “Ci sono indagini in corso, lasciamo lavorare la polizia. Ringrazio tutti coloro che in queste ore tremende hanno avuto parole di affetto per il mio adorato Angelo e hanno mostrato vicinanza e solidarietà per la mia famiglia. Sono tantissimi e ognuno è prezioso per me”, scrive sempre la politica. L’ipotesi del suicidio era stata smentita, con un post sui social anche da Carolina Onorato, la figlia della vittima. E pure da un comunicato stampa dell’avvocato Vincenzo Lo Re, legale della famiglia.

La lettera: “Mi sono fidato di persone sbagliate” – In ogni caso gli inquirenti guidati dal procuratore Maurizio De Lucia non tralasciano alcuna pista: a cominciare dalla lettera che un avvocato, amico della vittima, ha consegnato alla polizia. “Se succede qualcosa consegnala a mia moglie”, gli aveva detto Onorato. Il quotidiano Repubblica racconta che quella lettera l’architetto l’aveva scritta a febbraio, ma l’aveva affidata al legale soltanto giovedì, quindi appena due giorni prima di morire. In tre pagine l’imprenditore aveva scritto parole d’amore alla moglie e ai figli. Poi faceva il quadro della situazione economica della famiglia: proprietà, pochi debiti e alcuni crediti da riscuotere. Le indagini hanno accertato che l’imprenditore aveva una serie di lavori in affidamento, senza particolari sofferenze economiche. In quella lettera, però, spiegava di essersi fidato di “persone sbagliate“. E aggiungeva: “C’è gente che mi vuole male“. Frasi che gli investigatori incrociano con le testimonianze di amici e parenti. “Negli ultimi tempi era molto preoccupato — hanno raccontato alcuni familiari — aveva anche cercato una pistola“. Alcune persone vicine alla vittima sostengono che i guai fossero cominciati con un cantiere a Capaci. “Forse, c’erano state delle lamentele sui lavori svolti. Forse, pretendevano la restituzione di ingenti somme di denaro con modi sbrigativi”, è l’ipotesi. Pure il giorno in cui è morto, l’architetto aveva spiegato a suo cognato di essere diretto a un appuntamento: “Vado a risolvere una questione con una persona di Capaci, spero in maniera bonaria

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Il caso della morte di Onorato, il timore nella lettera alla famiglia: “Mi sono fidato di persone sbagliate. C’è gente che mi vuole male”

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