Due nuove dirette, una per chiedere ai proprio follower se debba o meno scendere in politica, l’altra per “ufficializzare” la discesa in campo dopo aver parlato con degli “amici”. Salvatore Baiardo, l’uomo che ha curato la latitanza dei fratelli Graviano, che ha “predetto” l’arresto di Matteo Messina Denaro, è tornato a parlare su tiktok per annunciare la sua discesa in campo: gli piacerebbe correre alle Europee del prossimo anno. Una scelta che – in un primo momento – sembrava affidata al volere dei suoi follower: “Un amico scherzando mi ha detto ‘nella prossima live fai un sondaggio e vedi se la gente vuole veramente che ti candidi alle europee’ – spiega – Perciò ora se qualcuno di voi dice ‘Baiardo provaci’, ‘ne vale la pena’…”. Baiardo si abbandona a una lunga disamina. Tra le altre cose, per esempio, dice che “Forza Italia non è un partito come gli altri” e che, anzi, “si è occupato di vari problemi” perché “garantista“. Però, sottolinea, “ben vengano 100 Berlusconi“. Frasi che vanno registrate con la massima cautela perché Baiardo è noto non certo per meriti artistici o doti da influencer, ma perché è un favoreggiatore dei boss che hanno fatto le stragi. Per alcune di quelle stragi sono indagati ancora lo stesso Berlusconi e Marcello Dell’Utri, cioè i fondatori di Forza Italia. Tra i commentatori della sua diretta c’è chi gli sottopone anche il Pd di Elly Schlein e lui risponde in modo significativo: “Destra o sinistra, basta fare le cose”.

L’opzione di affiliarsi a un qualche partito, però, sembra già superata in un secondo video, diffuso sempre su Tiktok martedì 6 giugno. “Ieri abbiamo avuto una riunione tra amici – racconta Baiardo – e abbiamo studiato un qualcosa per darci da fare. Però ci sono troppi partiti che non vanno bene perché non sta andando a votare più nessuno. Allora abbiamo studiato un nostro movimento, ci costerà fatica e denaro ma pazienza”. Baiardo – dopo gli apprezzamenti per Forza Italia – si lancia in un nuovo amarcord con la celebrazione della politica degli anni Ottanta e Novanta, “quando sapevamo chi votavamo”.

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