All’Agenzia cyber un altro manager senza competenze tecniche, dopo l’ex prefetto Frattasi. Bce: “Rischi per le banche dall’Ia di Anthropic”
Un manager laureato in economia e commercio al vertice dell’Agenzia per la cybersicurezza italiana (Acn), dopo l’addio di Bruno Frattasi. Non un tecnico informatico come il primo direttore, il docente di ingegneria Roberto Baldoni. Bensì un dirigente con competenze amministrative, sulla scia dell’ex prefetto dimissionario, a digiuno di codici. Una differenza c’è ed è evidente, rispetto a Frattasi: Andrea Quacivi è un manager specializzato nel governo delle tecnologie digitali, dopo anni in Sogei, il che non guasta per l’ingresso al vertice dell’agenzia cyber. Ma è privo di solide competenze informatiche e ciò potrebbe essere un vulnus, mentre la guerra ibrida sale di colpi e l’Intelligenza artificiale porta la minaccia su livelli inauditi. Oggi si svolge la riunione della Banca centrale europea per allertare tutti gli istituti del credito del vecchio continente: Claude Mythos, l’Ia di Anthropic, può bucare difese informatiche giudicate insuperabili, fino ad ora.
Frattasi si è dimesso. Ma gli alert sugli accessi abusivi arrivano al ministero degli Interni
Frattasi ha pagato la sfiducia di palazzo Chigi e Alfredo Mantovano, il sottosegretario (e braccio destro di Meloni) con la delega alla sicurezza informatica. Non gli è bastato sventolare la maglietta di Fratelli d’Italia sul palco della convention pescarese, il 28 aprile 2024. Di sicuro all’ex prefetto non hanno giovato i titoloni dei giornali sugli accessi abusivi negli archivi riservati dello Stato e sull’Italia digitale ridotta a colabrodo: il caso Striano, il dipendente di Banca Intesa, Equalize e Squadra Fiore. Infine l’indagine della procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, con il record di intrusioni: ben 600 mila, per raccogliere informazioni (anche delle celebrities) e rivenderle ai privati. Buona parte degli accessi abusivi è avvenuto inserendo password e username dell’archivio Sdi, del ministero degli Interni. Dunque al Viminale, negli uffici guidati dal ministro Piantedosi, giungono gli alert automatici e il tracciamento di ogni ingresso al database. Eppure pochissimi hanno chiesto conto al dicastero per il caso scoperchiato da Gratteri, perfino peggiore dei precedenti, malgrado le rassicurazioni del governo Meloni risalenti ad ottobre 2024: subito un nuovo sistema di alert delle banche dati per fermare e scovare gli “spioni”. Invece è andata sempre peggio. Però Frattasi si è dimesso, per “motivi personali”: ufficialmente nessun legame con gli ingressi abusivi e gli attacchi informatici. Ma la sfiducia di Chigi verso l’ex prefetto – non è un mistero – è cresciuta con le cronache degli scandali. Nutrite anche dal “poltronificio” all’Acn con assunzioni controverse, svelate da Il Fatto Quotidiano.
Tecnici informatici al vertice delle agenzia cyber di Usa, Francia, Regno Unito e Israele
Ora in sella all’Agenzia cyber sale Andrea Quacivi, dal solidissimo curriculum come manager del settore digitale. Dal 2007 lavora in Sogei, la società informatica del ministero delle Finanze travolta dalle inchieste sulla corruzione, con l’ex amministratore delegato neppure lambito. Agli atti resta la dichiarazione dell’ex direttore generale Paolo Iorio, messa a verbale dagli inquirenti e rivelata da Repubblica a marzo 2025: “Nel 2023 Quacivi mi combina un incontro al Bar del Tennis con Lele Saladino di Maticmind. In quella situazione ho capito che Quacivi stava cercando degli appoggi politici perché gli stava scadendo il mandato di ad”. Carmine Saladino è l’ex affittuario di casa del ministro Crosetto. Appoggi politici o meno, dopo Sogei è sbarcato in Acn con la nomina del Consiglio dei ministri. Prima si occupava di telecomunicazioni per il gruppo Wind. Andrea Quacivi dunque non è un ingegnere informatico come Roberto Baldoni. Così l’Italia imbocca una via diversa da Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Israele: in quei Paesi al vertice delle agenzie cyber si sono accomodati manager con solide esperienze tecniche. Lo scrive l’esperto Andrea Paganini sul sito specializzato cybersecurity360.it, illustrandone la ragione: “esiste una differenza enorme tra guidare una struttura comprendendone direttamente i problemi tecnici e guidarla esclusivamente attraverso mediazioni burocratiche”.
Con lui è d’accordo Michele Colajanni, docente di sicurezza informatica presso l’università di Bologna. L’esperto sottolinea il problema: “All’estero esistono tecnici con abilità manageriali, ma in Italia una figura così ancora non esiste”. C’è un problema culturale, nel mondo cyber e non solo: “I manager schivano mansioni tecniche come una diminutio del loro valore professionale, mentre i tecnici considerano burocrazia e amministrazione come una perdita di tempo”, dice Colajanni. L’ostacolo è anche nella formazione: “C’è una voragine, perché fino a pochissimi anni fa non esistevano percorsi universitari che uniscono l’informatica, il diritto e le discipline umanistiche. Ma per governare il digitale bisogna conoscere il codice, gli uomini e le leggi”. Colajanni collabora da anni con la Bologna Business School dove dirige il corso di perfezionamento in Cybersecurity Management: “Noi ci stiamo provando ad unire tecnica, management, discipline umanistiche”.
L’Ia di Anthropic spaventa le banche europee: riunione “urgente” della Bce
Intanto gli attacchi informatici salgono di colpi, sospinti dalla guerra ibrida e dall’intelligenza artificiale, in grado di scovare bug e varchi ad una velocità mai vista. Tanto da allarmare la Banca centrale europea per i rischi che pendono sugli istituti di credito. Come anticipato ieri dal Financial Times, oggi l’Eurotower riunisce i vertici del sistema creditizio europeo per ribadire “l’urgenza” del problema. Il focus è su Claude Mithos della multinazionale americana Anthropic. “Sembra che, se uno dei grandi fornitori di software rilascia una patch, sia possibile fare reverse engineering della vulnerabilità che la patch dovrebbe correggere, non in settimane, ma forse in 30 minuti”, ha spiegato Frank Elderson, membro del board Bce. Ovvero: la “toppa” per la vulnerabilità va applicata subito, senza indugi, altrimenti si rischiano attacchi informatici potenzialmente in grado di paralizzare pagamenti elettronici. Claude è stato rilasciato a poche e selezionatissime aziende, principalmente americane; escluse le europee. Dunque contro il Vecchio continente si profila un’altra minaccia tecnologica, nella mani di Trump e Big Tech: dopo il rischio di kill switch dei servizi e del cloud digitale, l’intelligenza artificiale made in Usa spaventa le banche del Vecchio Continente. Per rafforzare i bastioni informatici, l’Italia sta implementando la direttiva europea Nis 2, con nuovi e costosi obblighi di sicurezza per decine di migliaia di aziende. I soldi sono pochi ma la sicurezza è imperativa: il fascicolo approderà sulla scrivania di Andrea Quacivi.