“Quel che è accaduto a Cutro è drammatico! Piangiamo e soffriamo con chi sta piangendo e soffrendo a causa del terribile naufragio. Quel che stiamo ascoltando dai governi italiano ed europeo è semplicemente scandaloso! Non possiamo accettare e condividere pensieri e parole disumane e offensive della dignità delle persone”. L’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi, affida a ilfattoquotidiano.it le sue considerazioni in merito alle affermazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulla tragedia di Cutro, in Calabria. Il capo del Viminale aveva, infatti, dichiarato che “chi scappa da una guerra non deve affidarsi a scafisti senza scrupoli”, aggiungendo che “la disperazione non giustifica i viaggi che mettono in pericolo i figli”. Parole immediatamente condannate dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, forte anche del magistero di Papa Francesco sull’accoglienza dei migranti. Magistero che ovviamente si rifà agli insegnamenti evangelici. Sulla stessa linea il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana per il Sud e vescovo di Cassano all’Jonio, Francesco Savino. “Dinanzi a queste bare – ha dichiarato il presule – incontro oggi come credente Gesù crocifisso, Gesù abbandonato, Gesù negato, Gesù profugo non accolto che muore in mare. Oggi Dio muore con questi nostri fratelli”. “Diciamolo chiaramente, – ha proseguito Savino – a Crotone la Calabria sta dimostrando di essere una regione solidale, accogliente e ospitale, ma ci sono evidenti pregiudizi che vengono da altre parti e che non ci consentono molto spesso di accompagnare questi nostri fratelli in un processo di integrazione che è possibile”.

L’Osservatore Romano e Avvenire hanno pubblicato l’appello islamo-cristiano della Fondazione Oasis, nata per volontà dell’arcivescovo emerito di Milano, il cardinale Angelo Scola: “L’ultimo, tragico, naufragio di una barca di migranti nel Mar Mediterraneo chiama tutti a un’assunzione di responsabilità. Per la sua complessità, il fenomeno migratorio ha bisogno di soluzioni di varia natura, che tengano conto dei fattori politici, sociali, economici e ambientali dei Paesi che vi sono implicati. Ma esso è innanzitutto un fatto umano che interpella la coscienza di ognuno”. I firmatari dell’appello ricordano che “non è compito immediato delle autorità religiose e dei fedeli cristiani e musulmani suggerire soluzioni tecniche alle sfide che l’emigrazione comporta. Essi possono però intervenire sia a livello umanitario sia a quello culturale, contribuendo al dibattito su questo tema alla luce dei valori custoditi dalle loro tradizioni. Come afferma il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib il 4 febbraio del 2019, ‘la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la sua misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere’”.

Nell’appello, viene citata anche la terza e ultima enciclica di Bergoglio, Fratelli tutti, nella quale il Papa “ha evidenziato che l’emigrazione è sempre un’esperienza di sradicamento e ha quindi riaffermato ‘il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra’. Allo stesso tempo, tuttavia, ha ricordato che molti ‘fuggono dalla guerra, da persecuzioni, da catastrofi naturali’ mentre ‘altri, con pieno diritto, sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia. Sognano un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perché si realizzi’. Nel suo dispiegarsi – aggiungono i firmatari dell’appello – l’emigrazione consiste di diverse fasi e investe una pluralità di soggetti. Per governarla occorre agire a ogni livello, a monte e a valle contemporaneamente: operare per cercare di rimuovere le cause che la generano, limitandone in questo modo la portata, e allo stesso tempo prevedere percorsi sicuri e forme adeguate di accoglienza e integrazione per le persone che decidono di lasciare il proprio Paese. Cristiani e musulmani sono chiamati a dare il proprio contributo in ognuno di questi ambiti, impegnandosi contro le ingiustizie e l’oppressione che sono spesso alla base della decisione di partire, contrastando le chiusure nazionalistiche ed egoistiche che impediscono l’accoglienza e condannando l’azione senza scrupoli di trafficanti di uomini e scafisti che si arricchiscono sulla pelle dei migranti”.

Ai microfoni di Tv2000 il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Maria Zuppi, ha ricordato che “dobbiamo ripartire dal dolore e da questo deve scaturire una determinazione rinnovata capace di vedere le responsabilità e anche le omissioni che possono favorire tragedie come queste”. Il porporato ha ribadito con forza che eventi come il naufragio di Cutro non devono accadere “mai più”, per questo bisogna “partire da questo dolore e viverlo, perché molte volte diventa solo oggetto di altre analisi”. Solo così, sempre secondo il presidente della Cei, si potranno “trovare soluzioni per un problema che è enorme”. “Sono 30 anni che lo diciamo – ha aggiunto Zuppi – e dobbiamo capire le cause per cui le risposte non sono sufficienti. Questo credo che sia il modo per ricordare le vittime”. “Il Mediterraneo – ha ricordato ancora il cardinale – ha sempre rappresentato un grande spazio d’incontro. Dovremmo dire, l’Italia in particolare, che questa è la vocazione per governare il fenomeno migratorio. Tutto questo per affrontarlo e non far finta che non ci sia. Ci sono state molte polemiche sulle ong. Dobbiamo sempre ricordarci per quale motivo le ong sono andate o vanno verso queste rotte: lo fanno per evitare tutto questo e cercare di soccorrere. Purtroppo – ha concluso il presidente della Cei – queste tragedie accadono se non c’è sicurezza e se si è schiavi degli scafisti”. Parole indirizzate al governo Meloni.

Twitter: @FrancescoGrana

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