di Michele Sanfilippo

Dopo aver visto l’intervista a Joe Biden di sette mesi fa, recentemente e opportunamente mandata in onda a “Piazza Pulita” – dove praticamente dice che se la Russia avesse invaso l’Ucraina, in qualche modo avrebbe fermato il gasdotto Nord Stream – restano ben pochi dubbi sulle responsabilità degli attentati.

I danni ambientali degli attentati sono enormi; ma a mio avviso il dato più sconcertante è che, in questa sporca guerra, si fa sempre più fatica a distinguere i “buoni” dai “cattivi”. Da quando l’homo sapiens governa il pianeta, il rischio di una catastrofe planetaria non è mai stata un’opzione tanto probabile. Oggi la guerra in corso in Ucraina sta sommando al rischio dell’olocausto nucleare, presente ormai fin dal 1945, quello, altrettanto concreto, del cambiamento climatico. Alla crisi energetica generata dal conflitto in Ucraina, i paesi che ne scontano gli effetti stanno dando risposte che non fanno che aggravare i problemi climatici. Italia e Germania, per esempio, continuano a puntare sul gas e riaprono le centrali a carbone. Tutti gli attori in gioco continuano a ragionare con logiche nazionalistiche che in passato, forse, potevano avere un senso; ma che oggi, in questo pianeta globalizzato e sovrappopolato, mostrano ormai tutta la loro inefficacia ed un enorme distanza dai popoli che abitano le suddette nazioni. Perché il pianeta è uno, ma le nuvole di gas o le radiazioni atomiche, che potrebbero essere generate dagli attacchi paventati da russi e statunitensi, non possono essere arrestare ad un confine, per quanto antico esso sia.

Da molto, troppo tempo la sola voce di rilievo a levarsi contro il conflitto in Ucraina è quella del Papa. Ma non è abbastanza, non solo perché verrà ignorata dai potenti del mondo, ma anche perché non menziona mai il problema della sovrappopolazione. Siamo quasi otto miliardi di persone ed è chiaro a tutti che le risorse del pianeta non sono infinite. Tornare alle folli logiche di crescita economica infinita proposta fino ad oggi dai profeti, senza se e senza ma, del libero mercato è pura follia.

In passato la guerra è sempre stata la soluzione per risolvere crisi economiche e demografiche. Ma, come abbiamo appena detto, stavolta la guerra sembra essere la soluzione che ci seppellirà tutti. Occorrerebbe affrontare questa crisi, senza precedenti, con paradigmi diversi da quelli usati fino ad oggi. Sarebbe indispensabile uscire dalla logiche dei confini nazionali, rinunciare ai propri privilegi e pensare in modo più solidale nei confronti di chi soffre di più. Forse solo le nuove generazioni hanno la capacità di pensare in modo così diverso da quello che purtroppo permea la classe dirigente che domina i paesi che stanno dando luogo a questo conflitto. Dato che non sono le nuove generazioni a governare, temo che non sia difficile indovinare la strada che verrà scelta; ma credo valga comunque la pena far sentire la nostra voce.

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