“Se ce n’era bisogno è emersa ancora una volta e con ulteriore chiarezza che le autorità egiziane non hanno, né hanno mai avuto, nessuna intenzione di collaborare e si fanno beffe del nostro sistema di diritto. Auspichiamo in una adeguata reazione di dignità del nostro governo”. Sono le parole di Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia Regeni, con accanto i genitori di Giulio, Claudio e Paola Deffendi, al termine dell’udienza del Gup a Roma, rinviata ancora una volta al 13 febbraio.

Se nell’ultima udienza dello scorso aprile la famiglia aveva parlato di “ennesima presa in giro da Al Sisi“, chiedendo l’intervento di Mario Draghi per “pretendere l’elezione di domicilio degli imputati”, i quattro 007 egiziani accusati di avere rapito, torturato e ucciso il ricercatore friulano nel 2016, dal Cairo non ci sono state novità, né alcun tentativo di collaborare. “A oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta dall’autorità egiziana. L’ultima sollecitazione in ordine di tempo risale al 6 ottobre. Gli egiziani non hanno risposto neanche alla richiesta di incontro che la ministra Marta Cartabia aveva chiesto nel gennaio scorso”, ha spiegato il capo dipartimento per gli Affari Giustizia, presso il ministero di via Arenula, Nicola Russo, nel corso dell’udienza.

“Questo rifiuto non ha precedenti“, ha poi sottolineato di fronte ai cronisti la legale della famiglia. “Non è più soltanto una mancata collaborazione, ma una maleducazione ostentata. Bisognerebbe smettere di chiamare ‘amico’ un Paese che si comporta così”, ha attaccato. “Le ricerche per sapere dove si trovano i quattro imputati (il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ndr) continueranno, così come sono andate avanti finora. Servirebbero delle reazioni da parte del nostro governo, perché è chiaro che la soluzione deve essere politica, almeno per poter avviare il processo, poi sarà giudiziaria”, ha aggiunto Ballerini.

“Infastiditi dagli scambi tra Giorgia Meloni e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi dopo le elezioni? Ogni dichiarazione di amicizia tra i due Paesi infastidisce nella misura in cui non c’è a fianco una reale collaborazione e un reale impegno sulla tutela dei diritti umani”, ha poi concluso la legale. Dopo la vittoria alle urne era stato infatti lo stesso al-Sisi a complimentarsi con la leader di Fratelli d’Italia, che aveva replicato come l’Italia fosse “pronta a rafforzare la cooperazione bilaterale su molti campi: sicurezza energetica, stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente, diritti umani e libertà religiosa”.

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