“Non è pervenuta direttamente dall’indagato alcuna accettazione e disponibilità che devono essere serie e motivate, in merito a un programma di recupero che potrebbe essere attuato in tale sede e che comporterebbe un distacco dallo stile di vita sinora assunto“. Così il gip di Milano Guido Salvini ha negato i domiciliari presso la comunità Kairos di Vimodrone diretta da don Burgio al trapper Simba La Rue, vero nome Mohamed Lamine Saida, in carcere per il sequestro di persona del ‘rivale’ Baby Touché.

Una richiesta avanzata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, che seppur “molto apprezzabile” appare “da un lato non urgente e da un lato prematura”. Il giovane trapper, ricorda il giudice, “è già stato collocato presso tale comunità” – per un’accusa di rapina quando era minorenne – e tale esperienza “non ha sortito evidentemente alcun effetto positivo. Anzi risulta dagli atti che essendo non solo Saida ma anche altri indagati collocati in tale comunità essi l’hanno liberamente utilizzata per concordare l’aggressione in danno Aouina e Calcaterra”. La dichiarazione di disponibilità della comunità “non indica un programma terapeutico e in generale un specifico regime di recupero cui Saida possa essere sottoposto in modo proficuo sia in relazione al suo comportamento decisamente e anche culturalmente volto stabilmente all’illecito (anche tramite musica e video che inneggiano quasi esclusivamente alla violenza) sia in relazione anche al probabile consumo elevato di sostanze stupefacenti“, sottolinea il gip nel suo provvedimento. Inoltre la collocazione nella comunità, non interromperebbe i contatti tra Saida e l’ambiente in cui sono maturati i fatti.

Non solo: per il giudice bisogna fare i conti con “l’incapacità dell’indagato di auto controllarsi”: dopo la dimissione dall’ospedale di Bergamo avrebbe dovuto sottoporsi a fisioterapia per prepararsi al nuovo intervento neurochirurgico invece “risulta che in quel periodo abbia fatto tutt’altro certamente aggravando anche le sue condizioni di salute. Manca quindi allo stato il requisito dell’affidabilità che può essere garantito solo da un percorso di riflessione che sembra appena agli inizi”. Solo dopo il nuovo intervento e nell’imminenza delle sue dimissioni la sua posizione e “anche l’eventuale collocazione agli arresti domiciliari potrà essere rivalutata” a fronte di un programma di recupero specifico in comunità e di una “seria e motivata accettazione”.

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