Una storia di sangue e violenza tra ragazzi. Il trapper Mohamed Lamine Saida, meglio conosciuto come ‘Simba la Rue’, è stato interrogato nelle scorse ore dal giudice per le indagini preliminari di Milano, Guido Salvini, impegnato a fare chiarezza e giustizia nella faida tra gli ‘scagnozzi’ di Saida, italiani e stranieri e residenti perlopiù nei pressi di Lecco, e quelli di ‘Baby Touché’, pseudonimo del musicista Mohamed Amine Amagour. La vicenda ha portato a nove arresti. ‘Simba La Rue’, difeso dall’avvocato Niccolò Vecchioni e in complicate condizioni fisiche, conseguenza dell’accoltellamento ricevuto da un membro dei ‘nemici’, si è presentato al cospetto del giudice. L’italo tunisino, in circa un’ora e mezza, ha risposto alle domande del gip Guido Salvini. Ha ammesso di aver partecipato all’aggressione del marzo scorso in porta Venezia a Milano avvenuta come ‘risposta’ a un’altra aggressione violenta subita da un suo amico a Padova due mesi prima, ma ha respinto l’addebito della rapina.

Il Corriere ne ha riportato le parole: “Quando sono stato arrestato mi trovavo in ospedale a Lecco per un intervento all’arteria femorale, che è stato effettuato d’urgenza perché a casa la situazione era molto peggiorata e rischiavo di perdere la gamba”, ha esordito. Poi anche Saida, come alcuni complici avevano già riferito agli inquirenti e come aveva ammesso anche ‘Baby Touché’ (accerchiato, costretto a salire su una Mercedes e picchiato e deriso), ha negato che si sia trattato di un vero e proprio sequestro: “Sottolineo che ‘Touché’ è entrato in macchina di sua spontanea volontà… Era tutta una cosa mediatica, ci siamo messi d’accordo perché ‘Touché’ era interessato a sfruttare mediaticamente il video. Abbiamo anche programmato di fare uscire una canzone insieme”, ha continuato. Odi et amo? Non proprio. La contesa esisteva: “C’era questa faida con ‘Touché’, lui mi mandava post sui social, provocazioni, messaggi offensivi… Questo inverno, un giorno ero in corso Como con la mia ragazza e sono stato umiliato pubblicamente da questi ragazzi, che mi hanno lanciato sassi e fatto un video. Tutto è iniziato lì, ci sono stati vari dissidi sui social. Poi un amico, Gapea, è andato a Padova per cure mediche della madre e ha chiamato questo rapper per chiarire che non aveva intenti bellicosi”.

Menzogna. “‘Touché’ non si è presentato, ma si è presentata una torma di persone, è stato umiliato anche Gapea, è stato pure accoltellato…. Noi abbiamo fatto questa specie di vendetta contro un ragazzo che c’era durante l’aggressione del mio amico”, ha confessato Saida. ‘Simba la Rue’ aveva anche un’altra alleata, Sara, unica ragazza della banda e la prima a essere stata interrogata e aver ‘vuotato il sacco’. Antonino Crea e Marcello Perilio, suoi difensori e legali dello studio ‘Sic-Milan Iaw firm’, hanno depositato, lunedì, un’istanza per ottenere i domiciliari. Ma torniamo alla complice: “Gli abbiamo fatto questa specie di trappola con l’aiuto di Sara e lo abbiamo aggredito. Abbiamo anche girato un video dell’aggressione”, ha poi rivelato il trapper. Legge del taglione, insomma. Occhio per occhio, dente per dente. E anche Saida ne è stato vittima: “Non so da chi sono stato ferito vicino a Bergamo, erano tutti bardati, erano circa 7. Molto probabilmente amici di ‘Touché’. Tutto è successo proprio sotto casa della ragazza Bibi con cui ero di notte. Ho cercato di salire in macchina inutilmente”.

Durante l’interrogatorio, il musicista ha mostrato al giudice la ferita sotto il pube, ricucita con molti punti, affermando di aver avuto ‘forti difficoltà in carcere’ ed essere ‘anche caduto’ mentre si lavava. L’avvocato Vecchioni ha preso le difese del ragazzo: “Simba è molto provato, in condizioni di grave infermità fisica. È emerso un sentimento di rammarico e di consapevolezza del disvalore di alcuni comportamenti”. Il detenuto ha poi rivelato di essere molto preoccupato per il suo stato di salute e sostenuto di aver bisogno di una lunga fisioterapia, facendo riferimento a una futura operazione in ospedale a Monza. Il confronto tra le due gang ha avuto inizio nel 2021 in diverse località. Il tratto comune? Riversare sul web i video degli agguati, grande motivo di vanto con il pubblico. Quello che Simba ha descritto nell’interrogatorio è una catena di violenze per cui, quando è uscito dall’ospedale la prima volta, si è procurato una pistola “con qualche proiettile dagli zingari (…) per paura di nuove aggressioni. Ho fatto una grande cavolata, è stata la prima e ultima pistola che ho preso”. I legali del trapper hanno presentato istanza di scarcerazione e concessione dei domiciliari a casa del padre.

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