Politologi, politici, intellettuali e anche giornalisti. Alcuni dei quali occidentali. La nuova blacklist dei “propagandisti” di Putin, secondo quanto rivela Unherd, stilata dal Centro per il contrasto della disinformazione, voluto nel 2021 dal presidente Volodymyr Zelensky e guidato dall’ex avvocato Polina Lysenko, colpisce personaggi noti a livello internazionale, come l’analista Edward Luttwak, il politologo considerato padre del realismo politico John Mearsheimer e anche il giornalista Glenn Greenwald, fondatore di The Intercept che fece conoscere al mondo le rivelazioni di Edward Snowden sulla National Security Agency americana.

Lo scopo del Centro è rilevare e contrastare la “propaganda” e la “disinformazione distruttiva” e prevenire la “manipolazione dell’opinione pubblica”. Così il 14 luglio ha pubblicato una nuova lista di personaggi che stanno “promuovendo la propaganda russa”. Vi si legge il nome del senatore repubblicano Rand Paul, dell’ex membro del Congresso democratico Tulsi Gabbard, oltre ai già citati Luttwak, Mearsheimer e Greenwald. Non è chiaro quali siano le conseguenze concrete per queste persone, né i criteri utilizzati per le valutazioni. Al fianco di ogni nome il rapporto elenca però quali sono le opinioni “pro-Russia” che il singolo soggetto promuove. Ad esempio, Luttwak è considerato colpevole di aver suggerito l’istituzione di “referendum nelle regioni di Donetsk e Luhansk”. Mearsheimer, invece, è finito sotto osservazione per aver affermato che “la Nato è in Ucraina dal 2014” e che “la Nato ha provocato Putin”.

Edward Luttwak, sentito dal giornale online, rifiuta fermamente di essere etichettato come un accolito di Putin. “Dal 24 febbraio, primo giorno della guerra”, ha detto , ha “incessantemente sostenuto che non solo Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia e altri dovrebbero inviare armi in Ucraina, ma anche il trio riluttante di Francia, Germania e Italia“. “Ho personalmente fatto pressioni sui ministri della Difesa dei Paesi della Nato” per inviare più armi come parte dello sforzo bellico, “non sono esattamente l’agente più fedele di Putin”.

Mearsheimer ha invece affermato la propria innocenza ricordando che “quando ero un ragazzino, mia madre mi ha insegnato che quando gli altri non riescono a battere le tue argomentazioni con i fatti e la logica, ti diffamano. Questo è ciò che sta succedendo qui. Sostengo che dalle prove in nostro possesso è chiaro che la Russia ha invaso l’Ucraina perché gli Stati Uniti e i loro alleati europei erano determinati a fare dell’Ucraina un baluardo occidentale al confine con la Russia, cosa che Mosca vedeva come una minaccia esistenziale. Gli ucraini di tutte le convinzioni rifiutano la mia argomentazione e invece incolpano Vladimir Putin che si dice sia stato deciso a conquistare l’Ucraina e a farla parte di una Russia più grande. Ma non ci sono prove nei registri pubblici a sostegno di tale affermazione, il che crea problemi reali sia a Kiev che all’Occidente. Allora come si comportano con me? La risposta, ovviamente, è etichettarmi come un propagandista russo, cosa che non sono”.

Infine Greenwald ha bollato il tutto come una “normale idiozia maccartista”: “I fautori della guerra in Occidente e altri funzionari delle agenzie statali di sicurezza occidentali hanno usato le stesse tattiche per decenni per demonizzare chiunque mettesse in dubbio la politica estera degli Stati Uniti e della Nato. La principale tra queste, che risale all’inizio della Guerra Fredda, è l’accusa di diffondere la ‘propaganda russa’ o di servire in altro modo il Cremlino”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Sparatoria all’aeroporto di Dallas: le persone a terra si riparano dietro le panche – Video

next
Articolo Successivo

Articolo Nyt su Meloni, l’autore sbugiarda il Corriere: “Lunga stabilità garantita da Draghi? Mai detto, non hanno letto il mio pezzo”

next