Tantissimi casi ogni giorno, oltre un milione di attualmente positivi ufficiali e verosimilmente altrettanti, se non di più, di contagi non diagnosticati o auto-diagnosticati con i test fatti a casa. Lo tsunami Omicron 5 – ormai classificato tra i virus più contagiosi – che sta investendo l’Italia nonostante il caldo – potrebbe essere una “buona notizia” per la prossima stagione autunnale. Patrizio Pezzotti, direttore del Reparto di Epidemiologia, modelli matematici e biostatistica del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, spiega a ilfattoquotidiano.it che a questa ipotesi bisogna premettere un “se” molto importante: “Se il virus attualmente predominante (cioè Omicron BA.5) non fosse soppiantato nei prossimi mesi da un altro con mutazioni particolarmente immuno-escape, questa ondata ci dovrebbe in parte proteggere per qualche mese in più” e quindi l’autunno potrebbe essere meno terribile di quanto si pensi. “Tutti questi contagi attuali chiaramente non sono piacevoli, ma possono essere una buona notizia, positiva per l’autunno perché svolge un po’ l’azione, se non si fa una malattia grave, del vaccino, riducendo il numero di suscettibili”.

Ma è possibile che attualmente i positivi possano essere molti di più di quelli ufficialmente comunicati dalle regioni?
Ci sono quelli che hanno i sintomi e non effettuano il test, ci sono quelli che fanno il test da soli e ci sono gli asintomatici. È verosimile che in questo momento vediamo una diagnosi ufficiale ogni 3-5 infezioni

Fra qualche mese avremo i vaccini aggiornati
Purtroppo, nessuno è in grado di dire con certezza quali saranno le successive mutazioni, ma se dovessimo rimanere nel quadro attuale di Omicron Ba.5 nei prossimi mesi è verosimile che avremo una situazione tranquilla procedendo con la vaccinazione. L’esperienza però ci dice che dobbiamo essere cauti, valutazioni oltre i due tre mesi di fatto possono essere considerate come possibili scenari e non previsioni.

Allora in attesa dei vaccini ricalibrati su Omicron come sarà l’estate che è iniziata con questo boom di contagi?
In generale con questo numero di diagnosi giornaliere segnalate, che potrebbero essere tre-cinque volte tanto quindi stiamo parlando di 300-500mila infezioni ormai da dieci giorni, è chiaro che entro luglio la quantità di persone che possa essere ancora suscettibile all’infezione diventerà un numero piccolo. Quindi è verosimile un picco a luglio e poi dovremmo osservare una fase in discesa. Questo sempre nelle ipotesi che non intervengano altre importanti mutazioni immuno-escape del virus.

Quando parla di picco pensa a un milione di contagi al giorno?
Come già detto sopra, bisogna sempre chiarire se stima parlando di diagnosi segnalate o di reali infezioni. Visto che per le reali infezioni noi possiamo solo stimarle con modelli statistico-matematici, preferisco parlare di diagnosi segnalate. La settimana scorsa, sono state segnalate, in media, 75mila diagnosi al giorno (con forti oscillazioni giornaliere, il lunedì ne vengono segnalate molto poche, a causa dell’effetto weekend). Penso che difficilmente andremo oltre le 200mila diagnosi giornaliere (sempre come media di una settimana). Tuttavia, come già detto precedentemente, considerando che una bella fetta di diagnosi non è segnalata perché molte persone con sintomi di Covid 19 non fanno il test o effettuano solo il self-test a casa, e tenendo conto anche della possibile infezione asintomatica (o con una sintomatologia lievissima), è verosimile che le infezioni possano essere molte di più (3-7 volte?) di più di quelle che stiamo diagnosticando. Da persona che monitora l’andamento dell’epidemia attraverso la segnalazione delle diagnosi è un problema operativo in quanto ho solo una visione parziale del fenomeno, ma dal punto di vista della sanità pubblica il fatto che ci possano essere molte più infezioni delle diagnosi segnalate mi fornisce due elementi importanti e positivi: 1) I casi non segnalati sono in media quelli meno gravi e quindi un minore impatto della gravità dell’ondata; 2) Un numero di infezioni reali che stanno avvenendo e di conseguenza una più rapida diminuzione della popolazione suscettibile con un’ondata che dovrebbe passare più rapidamente.

Però vediamo tanti casi di reinfezioni: persone che si sono contagiate a febbraio-marzo con Omicron 1 e 2 e ora nuovamente positive.
Purtroppo le reinfezioni sono sempre più frequenti da quando si è diffusa la variante Omicron. Tuttavia, bisogna sempre sottolineare che una persona con una pregressa infezione ha un rischio di infettarsi più basso di chi non si è mai infettato precedentemente. Molti studi hanno infatti evidenziato che, anche con varianti immuno-escape come la Omicron, le persone già infettate hanno un rischio di infezione più basso di quelli che hanno avuto una pregressa infezione. Con il passare del tempo e di conseguenza con l’aumento delle persone con una pregressa infezione, dovremo avere sempre meno suscettibili e quindi osservare, a parità di misure farmacologiche (es. vaccini) e non farmacologiche (es. mascherine) ondate più piccole. Sempre che non emerga una nuova variante che sia completamente immuno-escape!!! È un po’ come quello che accade con l’influenza, dove la valutazione della/e variante/i circolanti poco prima della stagione autunnale di fatto è il campanello d’allarme principale utilizzato per definire il suo impatto.

Quindi il caso del Portogallo – dove l’ondata sta regredendo – potrebbe essere significativo anche per l’Italia?
Credo di si. Sulla base di quanto detto sopra e anche dell’esperienza del Portogallo, dove la Omicron BA.5 si è diffusa in anticipo, penso che entro un paio di settimane dovremmo avere una discesa dei casi. Forse anche un po’ prima. In ogni caso dobbiamo ricordare che l’andamento dipende anche dal comportamento della popolazione che adesso è tornata al massimo dell’esposizione con momenti di socialità anche maggiori di quelli precedenti al 2020. Siamo al massimo dei contatti possibili. Una maggiore prudenza nei contatti, il rispetto dell’isolamento in caso di sospetta diagnosi potrebbero aiutare a “raffreddare” l’ondata.

Sars Cov 2 quindi è un virus “meno” stagionale del previsto?
Ci sono delle condizioni che favoriscono la stagionalità dei virus – il freddo e l’inverno – però anche questa non è una regola certa. Un altro elemento che favorisce un’ondata epidemica è anche la suscettibilità; per esempio la pandemia influenzale del 2009-2010, causata dal virus H1N1, prima dell’estate si diffuse in Messico e subito raggiunse l’Italia con una successiva ondata epidemica che raggiunse il suo picco già a ottobre ben due-tre mesi prima dell’atteso picco stagionale.

Per il Covid quindi potrebbe essere lo stesso?
Ora che stiamo facendo questa grande ondata di Omicron Ba.5, se non ci saranno altre mutazioni significative da qui a ottobre, sarà difficile osservare un nuovo grande incremento perché ci saranno pochi suscettibili. Non è perciò detto che la circolazione possa essere altissima quando ripartiranno le scuole. Come più volte ripetuto: “SE” il virus non dovesse mutare particolarmente, questa ondata ci dovrebbe in parte proteggere per qualche mese in più.

Questa è una buona notizia.
Potrebbe essere una buona notizia, è sicuramente una possibilità. Avere una grande ondata in estate ci potrebbe proteggere da un’altra grande ondata in autunno. Tuttavia dipende da parametri che a oggi non conosciamo bene: l’immunità indotta e la sua durata, per esempio. Ma soprattutto dalle mutazioni del virus!

È stato sbagliato abolire di fatto le mascherine?
Le mascherine servono sempre, ma abbiamo visto che creare un meccanismo di grande protezione, può creare dei problemi per altri virus respiratori. Ad esempio, l’anno scorso, dopo l’estate, abbiamo avuto molti casi di virus sinciziale tra i bambini. Questo sempre perché probabilmente avevamo accumulato tante persone suscettibili nei 18 mesi precedenti. Io ritengo che la mascherina vada considerata come una possibile opzione in alcune particolari situazioni, ma non debba diventare un elemento di vita quotidiana per sempre anche per i problemi di natura sociale e comportamentale ad essa associati.

Studio sui casi “non notificati”

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